UNO SGUARDO STORICO AL PORTO ANTICO DI GENOVA (parte I)
di Guido Giovannini Torelli
“Ahi genovesi, uomini diversi,
d'ogne costume e pien d'ogne
magagna,
perché non siete voi del mondo
dispersi?”
Dante, Comedia, Inferno
XXXIII
“Genova, nido di predoni,
mercanti, guerrieri ...”
Osip Mandelstam, Il
comandante del porto
Sono
passati secoli, eppure il grande spettacolo dell’antico porto di Genova si
svolge su quello stesso palcoscenico e con la stessa antica sceneggiatura di un
porto vibrante con le snelle galee del principe-ammiraglio Andrea Doria pronte
a partire per andare a sconfiggere francesi, turchi e pirati in tutto il
Mediterraneo in memorabili guerre e battaglie finanziate da Carlo V, imperatore
del Sacro Romano Impero. Il testo che segue ripercorre una parte della
storia di questa città - non a caso detta “la Superba” ed anche “Regina del
Mare” - in continuo divenire, instabile e trasformista come l’acqua che la
circonda e, allo stesso tempo, tenace come l'ambizione e la volontà degli
uomini (per non parlare della folgorante bellezza delle donne) che la
dominarono, siano essi splendenti re od imperatori, grandi ammiragli o semplici
marinai, avidi banchieri, mercanti o canaglie, fino ad arrivare al popolo
minuto e poi agli schiavi ed ai forzati... Partiamo dunque per il nostro lungo
viaggio che, già sappiamo, sarà pieno di meraviglie, insidie e sortilegi.
ELEZIONE DI CARLO V AL SACRO ROMANO
IMPERO
Il Sacro Romano Impero – l’organismo politico
creato da Carlo Magno nell’anno 800, caratterizzato da un forte senso della
sacralità e dalla sua diretta discendenza dall’impero romano – durò, pur con
continue trasformazioni, fino al 1806 e contò un totale di cinquantasei
regnanti.
Carlo V d’Asburgo (1500-1558) ne fu
proclamato quarantaduesimo imperatore ad Aquisgrana il 23 ottobre 1520 a soli
vent'anni d'età. La sua elezione non fu né facile né sicura poiché i suoi
antagonisti più forti erano Enrico VIII d’Inghilterra e Francesco I di Francia,
sostenuto dai banchieri italiani. Si trattava, quindi, di convincere la
maggioranza dei sette elettori palatini (composta di tre arcivescovi e due
laici che si spartirono mezzo milione di fiorini) a votare per lui. Il costo
totale di questa complessa operazione ammontò alla cifra colossale di 851.000
fiorini, (v. nota sulle monete) dei quali:
•
543.000 vennero dal potentissimo banchiere
tedesco Jacob Fugger;
•
143.000 dalla famiglia Welser, anch’essa
tedesca;
•
165.000 da tre famiglie italiane – Fornari e
Vivaldi di Genova, Gualterotti di Firenze – ciascuna delle quali investì 55.000
fiorini in questa operazione.
Carlo V fu obbligato a sviluppare
rapidamente un piano per sfruttare al massimo le grandi risorse prodotte dalla
Nuova Spagna, principalmente l'oro dei Maya e degli Aztechi. Tutto ebbe inizio
subito dopo la scoperta dell’America fatta nel 1492 da Cristoforo Colombo in
cerca di una nuova rotta marittima per le Indie. Per inciso, il viaggio del
grande navigatore genovese era stato finanziato – dopo prolungati indugi – con
cinquemila ducati (una cifra non esorbitante, in parte ottenuta dalla vendita
di due collane di rubini) da Ferdinando ed Isabella, i re cattolici di Spagna.
Ben presto due conquistadores tanto
audaci quanto spietati – Hernàn Cortès (1485-1547) e Francisco Pizarro
(1475-1541) – offrirono a Carlo V le migliori opportunità per finanziare le sue
ambizioni di pari passo con le sue guerre.
E’ stato calcolato che, fra il 1504 ed il
1522, almeno 450 navi compirono il viaggio di ritorno dalle Indie Occidentali
cariche non solo d’oro, argento e perle, ma anche di altri prodotti della
terra, spezie, animali esotici e schiavi. Il viaggio durava mediamente tre
settimane.
La
Costa delle Perle, in prossimità dell'Isola Margarita oggi in Venezuela, era
anche un centro di raccolta dei nativi che poi sarebbero stati mandati in
Europa. Fra i più attivi mercanti di schiavi che operarono in quel tempo vi
erano i Fornari, la stessa famiglia genovese che aveva in parte finanziato
l'elezione ad imperatore di Carlo V (v. nota sulla tratta degli schiavi).
CARLO
V ED ANDREA DORIA
Carlo
V si trovò ancora giovanissimo a regnare su un territorio immenso – quasi tutta
l'Europa – grazie a ragioni dinastiche, ereditarie ed anche alle nuove
conquiste. Aveva quindi bisogno di un esercito imponente ma, poiché il suo
regno si estendeva su buona parte del Mediterraneo, aveva anche bisogno di
qualcuno che gli organizzasse una flotta poderosa. Carlo V si rivolse ad Andrea
Doria (1466-1560) appartenente all'illustre famiglia genovese dei D'Oria, con
il quale stipulò un regolare contratto affinché gli assicurasse il predominio
sul mare contro i suoi nemici di sempre: francesi, turchi e pirati. Andrea
Doria cominciò ad armare le prime 12 galee nel 1528, progressivamente
aumentandone il numero a 15 nel 1530, 17 nel 1535, 22 dal 1538 al '41 per
ritornare a 20 galee dal 1547 al '52. Questa grande flotta comportava un
esercito di quasi seimila uomini fra marinai e rematori per una spesa
complessiva di 125.000 scudi all'anno da parte dell'imperatore (v. nota sulle galee).

Carlo V nel ritratto di Tiziano
L'imperatore
seppe come ricompensare adeguatamente il suo ammiraglio per i servigi resi e,
nel 1531, lo elevò a principe di Melfi e gli conferì l'ordine del Toson d'Oro,
facendo di Andrea Doria uno dei primi italiani a ricevere l'onorificenza più
ambita in quell'epoca.
Andrea Doria ritratto dal Bronzino come Nettuno, dio del mare
PITTORI
FIAMMINGHI A GENOVA
Chissà,
forse fra i primi artisti a restare affascinati dagli antichi caruggi genovesi
furono i pittori fiamminghi... All'inizio del XVII secolo, infatti,
l'ambizione, il gusto raffinato ed un'oculata diversificazione degli
investimenti spinsero i grandi banchieri, mercanti ed il patriziato genovese
con ingenti disponibilità finanziarie verso un collezionismo artistico di
altissimo livello.
Furono quindi chiamati in città per importanti
committenze alcuni famosi artisti italiani e stranieri, principalmente
fiamminghi, quali Peter Paul Rubens, Anton van Dick e Justus Sustermans.
Rubens
viaggiò in Italia fra il 1600 ed il 1608 e soggiornò più volte a Genova,
soprattutto nel 1604 e nel 1606. Egli era il pittore di corte di Vincenzo I
Gonzaga duca di Mantova e svolse per lui anche incarichi di natura diplomatica
(qualcuno si spinge a dire che era la sua spia...). Poco dopo, anche il suo
discepolo Anton Van Dyck viaggiò in Italia ed arrivò a Genova nel 1621. I due
pittori ritrassero nei loro palazzi le più belle dame del patriziato genovese –
Spinola, Durazzo, Lomellini, Doria, Brignole, Baldi ed altre
ancora – stupendamente abbigliate ed adornate con gioielli molto raffinati. Nel
1622 Rubens fece un grande omaggio alla città pubblicando a sue spese ad
Anversa i
Palazzi di Genova, una raccolta di incisioni raffiguranti
dettagliatamente una trentina delle più belle dimore gentilizie. Alcune di
queste, disegnate dall'architetto Galeazzo Alessi, si possono ancora oggi
ammirare in quella strada lunga 250 metri, larga 7,
progettata da Bernardino Cantone nel 1550 e che richiese più di trent'anni per
il suo completamento. Originariamente fu chiamata Strada Maggiore, poi Strada
Nuova fino all'inizio del XIX secolo, poi Via Aurea ed anche Via dei Re.
Nel 1882 fu infine dedicata a Giuseppe Garibaldi.
Per
concludere: anche il continuo cambio di nome della più bella arteria di Genova
sta in qualche modo a spiegare la diversità ed il trasformismo di una città in
costante divenire.
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