mercoledì 20 novembre 2013

UNO SGUARDO STORICO SULL'ANTICO PORTO DI GENOVA (parte I)

Lo splendido ritratto di  Rubens della nobildonna genovese Brigida Spinola



UNO SGUARDO STORICO AL PORTO ANTICO DI GENOVA  (parte I)

di Guido Giovannini Torelli

“Ahi genovesi, uomini diversi,
d'ogne costume e pien d'ogne magagna,
perché non siete voi del mondo dispersi?”

Dante, Comedia, Inferno XXXIII




“Genova, nido di predoni, mercanti, guerrieri ...”
Osip Mandelstam, Il comandante del porto



PREMESSA



Sono passati secoli, eppure il grande spettacolo dell’antico porto di Genova si svolge su quello stesso palcoscenico e con la stessa antica sceneggiatura di un porto vibrante con le snelle galee del principe-ammiraglio Andrea Doria pronte a partire per andare a sconfiggere francesi, turchi e pirati in tutto il Mediterraneo in memorabili guerre e battaglie finanziate da Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero. Il testo che segue ripercorre una parte della storia di questa città - non a caso detta “la Superba” ed anche “Regina del Mare” - in continuo divenire, instabile e trasformista come l’acqua che la circonda e, allo stesso tempo, tenace come l'ambizione e la volontà degli uomini (per non parlare della folgorante bellezza delle donne) che la dominarono, siano essi splendenti re od imperatori, grandi ammiragli o semplici marinai, avidi banchieri, mercanti o canaglie, fino ad arrivare al popolo minuto e poi agli schiavi ed ai forzati... Partiamo dunque per il nostro lungo viaggio che, già sappiamo, sarà pieno di meraviglie, insidie e sortilegi.

ELEZIONE DI CARLO V AL SACRO ROMANO IMPERO

Il Sacro Romano Impero – l’organismo politico creato da Carlo Magno nell’anno 800, caratterizzato da un forte senso della sacralità e dalla sua diretta discendenza dall’impero romano – durò, pur con continue trasformazioni, fino al 1806 e contò un totale di cinquantasei regnanti.
Carlo V d’Asburgo (1500-1558) ne fu proclamato quarantaduesimo imperatore ad Aquisgrana il 23 ottobre 1520 a soli vent'anni d'età. La sua elezione non fu né facile né sicura poiché i suoi antagonisti più forti erano Enrico VIII d’Inghilterra e Francesco I di Francia, sostenuto dai banchieri italiani. Si trattava, quindi, di convincere la maggioranza dei sette elettori palatini (composta di tre arcivescovi e due laici che si spartirono mezzo milione di fiorini) a votare per lui. Il costo totale di questa complessa operazione ammontò alla cifra colossale di 851.000 fiorini, (v. nota sulle monete) dei quali:
       543.000 vennero dal potentissimo banchiere tedesco Jacob Fugger;
       143.000 dalla famiglia Welser, anch’essa tedesca;
       165.000 da tre famiglie italiane – Fornari e Vivaldi di Genova, Gualterotti di Firenze – ciascuna delle quali investì 55.000 fiorini in questa operazione.
Carlo V fu obbligato a sviluppare rapidamente un piano per sfruttare al massimo le grandi risorse prodotte dalla Nuova Spagna, principalmente l'oro dei Maya e degli Aztechi. Tutto ebbe inizio subito dopo la scoperta dell’America fatta nel 1492 da Cristoforo Colombo in cerca di una nuova rotta marittima per le Indie. Per inciso, il viaggio del grande navigatore genovese era stato finanziato – dopo prolungati indugi – con cinquemila ducati (una cifra non esorbitante, in parte ottenuta dalla vendita di due collane di rubini) da Ferdinando ed Isabella, i re cattolici di Spagna. Ben presto due conquistadores tanto audaci quanto spietati – Hernàn Cortès (1485-1547) e Francisco Pizarro (1475-1541) – offrirono a Carlo V le migliori opportunità per finanziare le sue ambizioni di pari passo con le sue guerre.
E’ stato calcolato che, fra il 1504 ed il 1522, almeno 450 navi compirono il viaggio di ritorno dalle Indie Occidentali cariche non solo d’oro, argento e perle, ma anche di altri prodotti della terra, spezie, animali esotici e schiavi. Il viaggio durava mediamente tre settimane.
La Costa delle Perle, in prossimità dell'Isola Margarita oggi in Venezuela, era anche un centro di raccolta dei nativi che poi sarebbero stati mandati in Europa. Fra i più attivi mercanti di schiavi che operarono in quel tempo vi erano i Fornari, la stessa famiglia genovese che aveva in parte finanziato l'elezione ad imperatore di Carlo V (v. nota sulla tratta degli schiavi).

CARLO V ED ANDREA DORIA


Carlo V si trovò ancora giovanissimo a regnare su un territorio immenso – quasi tutta l'Europa – grazie a ragioni dinastiche, ereditarie ed anche alle nuove conquiste. Aveva quindi bisogno di un esercito imponente ma, poiché il suo regno si estendeva su buona parte del Mediterraneo, aveva anche bisogno di qualcuno che gli organizzasse una flotta poderosa. Carlo V si rivolse ad Andrea Doria (1466-1560) appartenente all'illustre famiglia genovese dei D'Oria, con il quale stipulò un regolare contratto affinché gli assicurasse il predominio sul mare contro i suoi nemici di sempre: francesi, turchi e pirati. Andrea Doria cominciò ad armare le prime 12 galee nel 1528, progressivamente aumentandone il numero a 15 nel 1530, 17 nel 1535, 22 dal 1538 al '41 per ritornare a 20 galee dal 1547 al '52. Questa grande flotta comportava un esercito di quasi seimila uomini fra marinai e rematori per una spesa complessiva di 125.000 scudi all'anno da parte dell'imperatore  (v. nota sulle galee).


 


 


Carlo V nel ritratto di Tiziano



L'imperatore seppe come ricompensare adeguatamente il suo ammiraglio per i servigi resi e, nel 1531, lo elevò a principe di Melfi e gli conferì l'ordine del Toson d'Oro, facendo di Andrea Doria uno dei primi italiani a ricevere l'onorificenza più ambita in quell'epoca.


Andrea Doria ritratto dal Bronzino come Nettuno, dio del mare 


PITTORI FIAMMINGHI A GENOVA

Chissà, forse fra i primi artisti a restare affascinati dagli antichi caruggi genovesi furono i pittori fiamminghi... All'inizio del XVII secolo, infatti, l'ambizione, il gusto raffinato ed un'oculata diversificazione degli investimenti spinsero i grandi banchieri, mercanti ed il patriziato genovese con ingenti disponibilità finanziarie verso un collezionismo artistico di altissimo livello. Furono quindi chiamati in città per importanti committenze alcuni famosi artisti italiani e stranieri, principalmente fiamminghi, quali Peter Paul Rubens, Anton van Dick e Justus Sustermans.
Rubens viaggiò in Italia fra il 1600 ed il 1608 e soggiornò più volte a Genova, soprattutto nel 1604 e nel 1606. Egli era il pittore di corte di Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova e svolse per lui anche incarichi di natura diplomatica (qualcuno si spinge a dire che era la sua spia...). Poco dopo, anche il suo discepolo Anton Van Dyck viaggiò in Italia ed arrivò a Genova nel 1621. I due pittori ritrassero nei loro palazzi le più belle dame del patriziato genovese – Spinola, Durazzo, Lomellini, Doria, Brignole, Baldi ed altre ancora – stupendamente abbigliate ed adornate con gioielli molto raffinati. Nel 1622 Rubens fece un grande omaggio alla città pubblicando a sue spese ad Anversa i Palazzi di Genova, una raccolta di incisioni raffiguranti dettagliatamente una trentina delle più belle dimore gentilizie. Alcune di queste, disegnate dall'architetto Galeazzo Alessi, si possono ancora oggi ammirare in quella strada lunga 250 metri, larga 7, progettata da Bernardino Cantone nel 1550 e che richiese più di trent'anni per il suo completamento. Originariamente fu chiamata Strada Maggiore, poi Strada Nuova fino all'inizio del XIX secolo, poi Via Aurea ed anche Via dei Re.
Nel 1882 fu infine dedicata a Giuseppe Garibaldi.
Per concludere: anche il continuo cambio di nome della più bella arteria di Genova sta in qualche modo a spiegare la diversità ed il trasformismo di una città in costante divenire.



I  "Palazzi di Genova" sulla Strada Nuova (Via Garibaldi) dalle incisioni di Rubens


Graffito nella torre del Palazzo Ducale - Foto di Lidia Giusto

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