giovedì 27 marzo 2014

RASSEGNA STAMPA ITALI@MAGAZINE

 | 

“Bollezzumme”, il docufilm di Michele Capozzi sul fermento della vita

di Elisabetta Rossi
T.V. Transvestite, Pornology New York e ora Bollezzumme.
I film cult di Michele Capozzi, genovese, esploratore urbano, pornologo, filmmaker, laureato in giurisprudenza e scienze sociali, da trentacinque anni a New York.  Bollezzumme, il docufilm di Michele Capozzi sul fermento della vita
“Due anni fa mi aggiravo per i vicoli con la certezza che avrei passato l’inverno a Genova per la prima volta dopo quarant’anni. I caruggi (i vicoli n.d.r.) sono stati per me la terza laurea, quella della street wisdom, cioè la saggezza della strada. Ho imparato più cose perdendomi nei suoi percorsi e nelle sue amenità che nelle aule dell’Università”.
Che cos’è Bollezzumme?
“Un progetto cinematografico ma non solo, uno stile e una filosofia di vita che parte dal significato di questa bella parola dialettale: l’agitazione del mare prodotta dal vento, o il ribollio dell’acqua che si infrange tra gli scogli vicino alla riva quando c’è mare mosso. Cioè caos, subbuglio, casìno”.
Come nasce questo fermento?
“Quando ero giovane io, negli anni Sessanta, questa movida non c’era. Non si usciva spesso come si fa adesso e la concezione stessa del centro storico e della vita notturna era diversa», racconta Michele Capozzi, che continua: «Ricordo quando via Gramsci era un susseguirsi di locali e bordelli che facevano da sfondo al porto di Genova, all’epoca vivo e in simbiosi con la città. Ricordo i marinai, provenienti da ogni parte del mondo, che si fermavano nella nostra città per un mese o due e che per divertirsi affollavano balere e bordelli per andare a bere, mangiare e – perché non dirlo – anche a scopare, con una delle tante puttane che affollavano quella zona di Genova oggi meno vitale”, sorride il regista e continua: “Il porto era un luogo ricco di storie di genti diverse, che portavano qualcosa alla città e ai quali la città dava qualcosa. Adesso che il porto è diventato prevalentemente turistico la situazione è diversa, ha perso di colore. È venuto a mancare quel legame che c’era tra il porto e la città”.
“Ma attenzione”, sottolinea il regista, “sono passati 45 anni e il bollezzumme è sempre lì, con diversi attori e protagonisti. Invece di un porto vibrante con navi provenienti da tutto il mondo adesso ci sono l’Acquario, il Bigo, il Porto Antico che portano turisti da tutto il mondo. E questo cambiamento urbanistico sociale succede dappertutto, in quasi tutte le città occidentali, da New York a Lyone. Ma qui ha una logica particolare e uno scacchiere diversificato: il centro storico è una serie di contrade, sestieri, enclavi uno diverso dall’altro. Lingua, tradizioni, cibo, religioni. Una quasi-New York non da esplorare in macchina, ma a piedi con differenze visive immediate: giri un angolo, entri in una piazzetta e sei in un altro mondo.”
Bollezzumme è stato girato in tutta la zona della città vecchia, utilizzando differenti tecniche di ripresa e diverse video camere, in modo da dare anche dal punto di vista strettamente cinematografico la sensazione del movimento e della antistaticità della storia che Michele Capozzi vuole raccontare.
Come si sviluppa il progetto?
“Con un approccio intimo e personale. Per diciotto martedì di seguito, io e il gruppo di agitatori culturali che si è spontaneamente creato, abbiamo fatto cultura a 360 gradi: dal canto lirico alla presentazione di libri, dai documentari sul G8 alle performance pornografiche, dalla musica con chitarra alle proiezioni di film. Chi ricorda Una vita difficile di Dino Risi, anno 1962, con Alberto Sordi e  Lea Massari? Tutto per passa parola, un po’ di social networking e tanto entusiasmo. Ognuna di queste diciotto sere è stata un successo. Questa incredibile sinergia che ho chiamato “Bollezzumme – Mucchio selvaggio”, dopo che abbiamo visto ben due volte l’omonimo film di Sam Peckinpah, è una delle cose di cui sono più grato a Genova e ai genovesi. La collaborazione, i suggerimenti, la disponibilità, sono stati totali, a tutti i livelli.
Il centro storico è nato attorno al porto centinaia di anni fa. C’è quindi stato un rapporto di vita, di morte, di comunicazione tra l’acqua e le sue navi, e i palazzi patrizi, le case fatiscenti, i caruggi, le piazze, i negozietti.”

Ma oggi è proprio cosi?

“A me sembra che il porto e le case intorno non abbiano comunicazione, simbiosi, rapporti a due sensi. Certo, un po’ il Porto Antico con ristoranti, eventi, l’Acquario, i turisti. Ma basta questo per avere una vitalità? Per me ce ne era di più quando arrivavano i soldati americani e i marinai che si perdevano nei caruggi a caccia di piacere mercenario e paradisi artificiali da consumare. Da quando sono adolescente sento dire che il porto è in crisi. Da una parte è sempre lì, con le sue gru fantastiche che scaricano e caricano merci, dall’altra tutti si lamentano che dovrebbe creare più ricchezza. Ecco, io non ho una risposta e non credo che neppure il mio film debba darla. Anzi, sono più un creatore di dubbi e domande che un saggio che dà risposte.”
Il docufilm Bollezumme è stato pensato per il mercato americano e straniero, per diffondere Genova e la sua cultura underground negli Stati Uniti e in particolare a New York, la città adottiva di Michele Capozzi.
Ed è proprio questo mondo underground reale e vero che Michele Capozzi vuole raccontare nella Grande Mela perché, come ci tiene a sottolineare, con un po’ di ironia: “Se fai una scoreggia a New York diventa una sinfonia nel mondo”.
Xavier Salomon, curatore della sezione Pittura europea del Metropolitan Museum of New York ha dichiarato che: “La maggior parte della gente, quando si parla dell’Italia, pensa a Roma, pensa a Firenze, pensa a Venezia, ma per quanto mi riguarda sono solo parchi di divertimento per i turisti. Genova è rimasta la cosa reale.”

RASSEGNA STAMPA mentelocale.it

Michele Capozzi porta a New York Bollezzumme

Genova / Spettacoli / Cinema

Il pornologo genovese presenterà il docufilm nella Grande Mela. La movida dei caruggi raccontata con gli occhi di un esploratore urbano. L'intervista
Il pornologo genovese Michele Capozzi
Il pornologo genovese Michele Capozzi
mentelocale.it
Stampa
Genova
Sabato 6 luglio 2013 ore 16:30
Bollezzumme è la parola genovese che indica l'agitazione del mare prodotta dal vento, o il ribollio dell'acqua che si infrange tra gli scogli vicino alla riva quando c'è mare mosso. Per Michele Capozziesploratore urbano e pornologo, con una vita divisa tra Genova e New York, il bollezumme è anche la movida notturna genovese, il subbuglio che si crea quando i giovani e i meno giovani si riversano nella città vecchia durante le sere dei weekend, dando vita a un fiume umano pulsante, composto di storie e frammenti di vita che si fondono sprigionando energia cinetica, movimento, subbuglio, contaminazione e condivisione.
La movida notturna, con le sue emozioni e le contraddizioni, ha spinto il regista a fare una riflessione su come la vita del centro storico genovese sia cambiata dagli anni Sessanta ad oggi, tanto da decidere di raccontarne l'evoluzione in un film,Bollezzumme per l'appunto: «Quando ero giovane io, neglianni Sessanta, la movida non c'era. Non si usciva spesso come si fa adesso, e la concezione stessa del centro storico e della vita notturna era diversa», ci racconta Michele Capozzi, che continua: «Ricordo quando via Gramsci era un susseguirsi di locali e bordelli, che facevano da sfondo al porto di Genova, all'epoca vivo e in simbiosi con la città. Ricordo i marinai, provenienti da ogni parte del mondo, che si fermavano nella nostra città per un mese o due e che per divertirsiaffollavano balere e bordelli per andare e bere e - perché non dirlo - anche a scopare, con una delle tante puttane che affollavano quella zona di Genova oggi deserta», sorride il regista e continua: «Il porto era un luogo ricco di storie di genti diverse, che portavano qualcosa alla città e ai quali la città dava qualcosa. Adesso che il porto di Genova è diventato prevalentemente turistico la situazione è diversa. Non penso che sia peggiorata, ma ha perso di colore. È venuto a mancare quel legame che c'era tra il porto e la città».
Il mondo sotterraneo della città vecchia, fatto di locali notturniprostitute e transessuali, ma anche di negozianti,esercenti e personaggi da vicolo viene analizzato e  filtrato attraverso gli occhi del regista che racconta, attraverso i suoi ricordi e le sue sensazioni, l'evoluzione socio demografica di una delle zone più vive e dinamiche di Genova con un un approccio intimo e personale. Il bollezzumme segue i cambiamenti della città: indica una condizione vitale e per questo in continuo mutamento.
I luoghi di una volta sono stati sostituiti da quella che comunemente viene chiamata movida: musica, aperitivi, librerie, discoteche, teatrini, after hours, secondo una logica di concentrazione. Ossia si parcheggia la macchina o il motorino una volta per tutte e poi ci si muove a piedi in una zona circoscritta dove, tra un bicchiere e l'altro, ci si incammina verso le Erbe, le Vigne, la Maddalena, il Porto Antico, San Bernardo, Stradone Sant'Agostino, Palazzo Ducale, Ravecca e Fossatello. «Ma attenzione», sottolinea il regista, «sono passati 45 anni e ilbollezzumme è sempre lì, con diversi attori e protagonisti. Invece di un porto vibrante con navi provenienti da tutto il mondo adesso ci sono l'Acquario, il Bigo, il Porto Antico, che portano turisti da tutto il mondo. E questo cambiamento urbanistico sociale succede dappertutto, in quasi tutte le città occidentali, da New York a Lyone. Ma qui ha una logica particolare e uno scacchiere diversificato: il centro storico è una serie di contrade, sestieri, enclavi uno diverso dall'altro. Lingua, tradizioni, cibo, religioni. Una quasi-New York non da esplorare in macchina, ma a piedi con differenze visive immediate: giri un angolo, entri in una piazzetta e sei in un altro mondo».
Bollezzumme è stato girato in tutta la zona della città vecchia, utilizzando differenti tecniche di ripresa e diverse video camere, in modo da dare anche dal punto di vista strettamente cinematografico la sensazione del movimento e della antistaticità della storia che Michele Capozzi vuole raccontare. Non a caso, il montaggio del film è stato affidato ad Adel Obertoregista e scrittore genovese, i cui cortometraggi sono stati proiettati e premiati in Festival in Italia e in Gran Bretagna, così come in Russia e in Cina.
Ma Bollezumme non è solo un film, ma un'esperienza di vita, una «way of life», come tiene a precisare Capozzi: «Per girare questo docufilm ho voluto affittare una casa nel centro storico. Non è stato facile trovarla, ma dopo vari tentativi ho affittato unappartamento in via Balbi, dove tra il 2011 e il 2012 ho organizzato incontri, meeting e spettacoli per entrare a far parte di questo mondo notturno sempre in ebollizione. I miei incontri sono nati con l'idea di creare qualcosa di underground. Eventi che ho fortemente voluto che venissero sponsorizzati tramite il passaparola, e non tramite i social media o la grande pubblicità. Perché un'idea, un evento o una forma d'arte che passa attraverso i social media non è underground, e se lo è stata all'inizio, una volta giunta sui social media perde la sua genuinità».
Gli incontri di Michele Capozzi nel suo campo base di via Balbi sono stati dei veri e propri social lab16 eventi durante i quali sono stati presentati: libri - uno su tutti quello del camallo trans - e anche musicisti. Inoltre sono stati presentati spettacoli a temaextreme sex.
Riguardo all'organizzazione di questi social lab, il regista si leva un sassolino dalla scarpa sottolineando che «spesso a Genovaci si lamenta che non c'è mai niente da fare, ma non è vero: c'è solo una mentalità mugugnona all'insegna del detto Pur che altri non faccia, che aiuta solo a rendere poco visibili iniziative culturali e sociali che vengono dal basso».
Il docufilm Bollezumme è stato pensato per il mercato americano e straniero, per diffondere Genova e la sua culturaunderground negli Stati Uniti e in particolare a New York, la città adottiva di Michele Capozzi: «Non tutti sanno che Genova sta vivendo un momento d'oro negli Stati Uniti, tanto che Xavier Salomon, curatore della sezione Pittura europea delMetropolitan Museum of New York ha dichiarato che: La maggior parte della gente, quando si parla dell'Italia, pensa a Roma, pensa a Firenze, pensa a Venezia, ma per quanto mi riguarda sono solo parchi di divertimento per i turisti. Genova è rimasta la cosa reale».
Ed è proprio questo mondo underground reale e vero che Michele Capozzi vuole raccontare nella Grande Mela perché, come ci tiene a sottolineare, con un po' di ironia: «Se fai una scoreggia a New York diventa una sinfonia nel mondo».
Andrea Carozzi
© copyright mentelocale.it

mercoledì 19 marzo 2014

NEWS FROM LALALAND

Time flies!!! It has been a long time since I last updated the info about 'bollezzumme'.
Here is the story.

I went to New York City for just a few days, then I spent almost a month in Long Island with my dear 'sister' producer, director, pioneer of the adult culture Candida Royalle, then in Las Vegas for a convention and finally I arrived in Los Angeles or LaLaLand. The mission was to find an editor who would love the 91' cut of 'bollezzumme', edited by Adel Oberto and would like to improve it, 'americanize' it, and complete the post production.

The gods helped! Mission has been accomplished and I found Annette Kash, a young editor who lives in the Valley. What I like about her is that she sounded very interested in working at the project after she looked at my two cult-films, two movies not too easy to digest. Since I wrote the first draft of the project I knew I wanted to do a film in English for the American and International market. To achieve that it has been always clear to me to have some American eyes, editor's eyes, on the materials.

Genova is not a famous city, around the world is known only for having given birth to Christopher Columbus and have invented the 'pesto'. A wonderful tasty green sauce based on the great basil that grows in Liguria. Very few people know that in 1500 it was the most powerful port and Republic of the Mediterranean Sea, a sort of New York of that period. Visited by very talented painters from Northern Europe like Van Dyck and Rubens who fell in love with the beautiful ladies from Genova: Duchesses, princesses, baronesses, upper class courtesans or streets sex workers who were portrayed and immortalized in beautiful paintings now in the Museums of the world. 

I felt that the materials, most of it in Italian, had to be worked by somebody who spoke Italian and English. I found Adel who is from Genova but lives and works in London for the past three years where he graduated at a prestigious film and television school. He accomplished a great job very appreciated not only by me but by all his colleagues who watched the film. 

The last cut, the last vision of the film had to be realized through the eyes of an American. This is the reason I went to Los Angeles. I must say that all of the editors I met and shown the film were very interested. The shots, the visuals, the music, the story line. I thank all of them for having put time and energy to meet me, especially Gary Youngman, director, editor, filmmaker from New York but based in Los Angeles. I liked the passion that Annette put in the project and I love working with women. 'Pornology New York' was edited by Jackie Schulman at that time a 23 years old young lady, fresh from film school.

So the baby 'bollezzumme', with all its hard drives and MAC computers, is in LaLaLand protected from 'earthwake' by the love of Annette.  We have very long chats on Skype, confronting ideas and going on with the project. Now, for the first time, I can see the end of the process, the light at the end of the tunnel: Bollezzumme will be finished soon and I am already thinking at screenings, festivals, connections and distributions. But this is another story … the next chapter …!