IL
MIO BOLLEZZUMME
di Michele Capozzi
Una decina di anni fa, in una delle mie
frequenti escursioni-incursioni nei caruggi di Genova, ho scoperto la movida serale
durante i fine settimana gremiti da una marea di giovani che si spostano da una
zona all'altra, fra un bar ed una mostra, da un locale di musica ad un circolo
ARCI e viceversa. Mi facevano da guida i miei fantastici nipoti Cecilia e
Roberto, non ancora trentenni con frequentazioni e mentalità molto diverse. Ad
alcuni amici del posto chiesi di suggerirmi una parola in dialetto che potesse
sostituire la movida spagnola. Feci così la conoscenza con “Bollezzumme” che entrò subito a far
parte della mia vita: una parola
fantastica che suonava bene, anche se il significato poteva essere oscuro. Ho
provato ad imporla, senza successo, in sostituzione di movida ma poi ho scoperto che non solo era scritta in dieci maniere
differenti ma aveva anche vari significati che, nell’uso lessicale comune, si
sono cristallizzati su “ribollio del mare
quando è colpito da un debole vento”.
Ai miei tempi, quaranta anni fa per capirci,
si usciva molto meno a qualsiasi età o gruppo sociale si appartenesse e questo
bollezzumme notturno non esisteva assolutamente: è infatti un fenomeno degli
ultimi tempi generato dal cambiamento di mentalità della ricreazione serale e dall’invenzione
di vari e differenti posti e tipi d’intrattenimento. Gallerie, bar, librerie,
discoteche, teatrini, after hours,
outlets: tutti luoghi e locali con una certa logica di raggruppamento in
zone raggiungibili quasi esclusivamente a piedi. Si parcheggia la macchina –
più spesso il motorino – all’inizio della serata e poi si procede come nelle stazioni
della Via Crucis alle Erbe, le Vigne, la Maddalena, il Porto Antico, San Bernardo,
allo stradone Sant’Agostino, Palazzo Ducale, Ravecca, Fossatello ...
Nel 2011, due anni fa, vagavo per i
caruggi alla ricerca dei miei vecchi posti ricordando angoli e palazzi particolari.
Il porto - sebbene fosse vivo poiché vi approdavano navi che scaricavano
persone e merci - era impraticabile e completamente amorfo per ciò che riguarda
la socialità. Erano vivacissimi invece Sottoripa e via Gramsci, soprattutto
verso la commenda e la stazione marittima, pieni di locali che i borghesi di
Castelletto, Carignano ed Albaro - mescolati con marinai, americani, sigarette
di contrabbando, prostitute e travestiti già allora nel quadrilatero del ghetto
- consideravano equivoci. Passeggiando, girando, chiacchierando mi è venuta
voglia di confrontarmi con queste antiche strade, piazze e vicoli; ho scritto
un progetto, ho pensato ad un budget, l'ho fatto leggere ad alcuni amici ... ed
ho trovato il finanziamento! Quando gli dei ti vogliono fare un dispetto ti
danno ciò che desideri; volevo la bicicletta? ho subito dovuto cominciare a
pedalare, tanto il titolo del mio film era già lì bell’e pronto: Bollezzumme,
appunto.
Nel progetto c'era un passaggio
importante: trovare una casa nel Centro Storico che diventasse un riferimento,
un laboratorio, un punto d’incontro, insomma uno spazio abbastanza grande per fare
feste, mostre, proiezioni, incontri ed ospitare amici e collaboratori di
passaggio. Ho iniziato un intenso passa parola fra agenzie e famigliari – fra
cui ci sono anche un paio di architetti – ed i loro colleghi. Ho visto di tutto
e dappertutto: locali con scale strette, appartamenti negli aristocratici palazzi
dei rolli, loft bianchi e soppalcati, grandi monocamere affrescate, in Via
Luccoli, Via San Lorenzo, Via San Bernardo, Vico delle Mele… a prezzi
abbastanza alti, devo dire, soprattutto se c’erano ascensore e portiere. Nel frattempo,
il caro amico Alfredo Viaggi, cantante e musicista, mi ospitava per un paio di
mesi nella sua casa in Vico del Duca che si affaccia su Palazzo Tursi, la bella sede del comune di Genova.
Ho un dolcissimo ricordo del cortile del
municipio che è più basso del livello di Via Garibaldi. Man mano che si arriva
sulla strada, s’intravede il vicolo di fronte in discesa verso via della Maddalena
e si distinguono distintamente le sagome nere delle ragazze, un po’ perché in
effetti sono di colore, un po’ per le luci e le ombre dei vicoli con un effetto
molto suggestivo... A dieci metri dal palazzo dove lavora il sindaco, le
prostitute si offrono ai passanti dalle 8 del mattino alle 8 di sera,
puntualissime, quasi andassero in ufficio. In quella zona ci sono in gran parte
donne Ispaniche che si avvicendano fra Barcellona, Madrid ed il Sudamerica ma
ci sono anche alcune italiane storiche che lavorano lì da anni in scantinati od
in palazzi abitati. Naturalmente non si può non pensare che ci sia una certa
tolleranza tra autorità, ragazze e papponi. Scendere per il caffè alle nove del
mattino e vedere quelle grazie offerte “…amor,
amor, como stas, andiamo…” col sorriso sulle labbra e le poppe in mostra è
per un vecchio libertino come me un grande segno di libertà e disponibilità.
Dopo una lunga serie di inghippi
burocratici, incomprensioni con i proprietari, prezzi fuori budget, prelazioni,
ritardi e pasticci vari, trovo in un banalissimo annuncio sul giornale
l’offerta di un primo piano luminosissimo, arredato senza pretese ma con molto
bel legno, in posizione strategica fra via Balbi, Via Prè e Piazzetta Sant’Elena.
Dopo più di due mesi d’intense ricerche avevo finalmente trovato il posto giusto
per cominciare il Socialab del martedì. Ancora una volta c'entrano gli dei: se
non gli rompi le scatole loro ti sistemano.
Il Socialab è un catalizzatore
fondamentale nella realizzazione di Bollezzumme. Funziona così: la serata
comincia con qualcosa da mettere sotto i denti, per esempio insalata russa,
pasta fredda, torta di verdura, insalata di riso, formaggi, pane arabo dai
negozi etnici e pane pugliese dai forni tradizionali. La baguette calda da un
posto su via Prè non manca mai e gli ospiti, se vogliono, portano vino e
liquori. L'atmosfera è inusuale, un misto culturale – in tempi non sospetti si
sarebbero dette radical-chic – con chiacchiere interessanti: c’è chi dice che sembra
di essere a New York o a Parigi. Tra le 10.30 e mezzanotte è sempre molto affollato
da una commistione di spaesati novizi che si amalgamano perfettamente con il
plotone degli iniziati perché proprio questa è la sottile magia del Socialab:
mettere nella stessa stanza a parlare i borghesi di Castelletto con i proletari
di Rivarolo in mezzo ad etnie completamente diverse, come in uno shaker.
Nella quindicina di Socialab svolti,
abbiamo presentato libri (da quello di Paola Pettinotti sui camalli al racconto
erotico-politico sul G8 del 2001 di Paola Tavella) con lettura di alcuni brani,
documentari (“Black Block” e “Come realizzare un golpe e farla franca”), i miei
due docu-cult girati a N.Y. ("TV
Transvestite" e "Pornology New York"), le cosiddette bolle di Bollezzumme ideate, girate e
montate dal mio operatore romano Luca Donnini per ambientarsi nei caruggi (“Walking
Genova”) e poi anche lungometraggi classici come “Una vita difficile” di Dino
Risi, “Mucchio Selvaggio” di Sam Peckinpah, “The Last Tycoon” di Elia Kazan e
“Gli Ultimi Fuochi” in italiano. Abbiamo anche mandato qualche film porno
vintage di grande qualità e ci sono state svariate discussioni, testimonianze e
dibattiti politici e sociologici su molteplici argomenti d’attualità. Durante le
performances - sempre dal vivo - la musica
è stata scelta ed orchestrata da Chloe con immagini di Matteo Forli, Luigi
Cazzaniga e Mauro Marcenaro; Cecilia Malfatto ha cantato accompagnata alla
chitarra da Rino Calandra, Guido di Caro o Marco Cavagna e la soprano Irene
Leuci ha cantato jazz accompagnata dal pianista Francesco Capodanno. Naturalmente
ci sono sempre state una o più videocamere che riprendevano la serata per
tramandarla alla storia.
Ho sempre insistito per fare io
personalmente tutti gli inviti al telefono ed anche per mantenere il riserbo
assoluto sul programma e lo svolgimento della serata; ciò può sembrare una
snobberia invece l’elemento sorpresa funziona, il resto avviene tutto con il
passaparola. Il mistero è il sale della vita, così come le porte chiuse devono
essere spalancate. Abbiamo avuto un grande successo con i nostri Martedì, siamo
già leggenda. Un vero bollezzumme che a volte fa venire il mal di mare...
Grazie agli dei!

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