giovedì 21 novembre 2013

UNO SGUARDO STORICO SULL'ANTICO PORTO DI GENOVA (parte II)

UNO SGUARDO STORICO AL PORTO ANTICO DI GENOVA (parte II)
di Guido Giovannini Torelli

Nota sulle monete auree ed il loro valore

Le monete d'oro sono state usate come strumento di pagamento e mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi fino all'età moderna. Quelle che circolarono maggiormente in Europa furono il fiorino, il ducato e lo scudo: il loro valore intrinseco era dato dal peso in oro fino (24 carati) di cui erano composte. Comparativamente ognuna di esse pesava all'incirca tre grammi e mezzo.
La zecca di Genova produsse monete in vari tagli dal 1139 fino al 1814. Nel 1252 cominciò a battere il genovino di gr. 3,53 come il fiorino di Firenze. Fu coniato fino al 1415, quando aumentò di peso a gr. 3,56 e cambiò il nome in ducato. Dal 1507 al 1636 – quindi nel periodo preso in considerazione in questo scritto – Genova emetterà lo scudo che, fermo restando il peso iniziale di gr. 3,50 circa, assumerà nel tempo vari tagli e pesi ottenuti con l'ispessimento della moneta stessa.
E' un esercizio molto complesso – se non assolutamente fallace – cercare di raffrontare il valore meramente pecuniario dell'oro dei nostri giorni con quello di quei tempi lontani, essendo troppo ampie le varianti correlate (industria estrattiva, distribuzione, rate di cambio delle valute, volatilità, eccetera). A puro titolo di curiosità si può ipotizzare in maniera del tutto empirica che 400 scudi di allora, durante il corso dell'anno 2010 (e cioè in un'epoca in cui il prezzo dell'oro benché in costante ascesa non aveva ancora raggiunto dei picchi storici) potrebbero valere approssimativamente 36.500 euro. Dovremmo, invece, tenere bene a mente che il potere d'acquisto di uno scudo verso la metà del XVI secolo era di 15 giornate lavorative di 10/12 ore oppure di 40/50 chili di grano. Riassumendo:
> la cifra di 851.000 fiorini sborsata per l'elezione di Carlo V corrispondeva a circa tremila chilogrammi (vale a dire tre tonnellate!) d'oro fino;
> i 125.000 scudi pagati annualmente per armare e mantenere le galee di Andrea Doria corrispondono a circa 437 chili;
> il prezzo di 40 scudi pagati per uno schiavo rematore è di 140 grammi.
Questi dati indicativi possono essere confrontati con i 400.000 ducati (quasi 1.400 chili d'oro) richiesti al papa Clemente VII de Medici (1478-1534) quale riscatto per liberare Roma dall'assalto dei Lanzichenecchi nel Sacco di Roma avvenuto fra il 5 e l'8 maggio 1527. Clemente VII era stato eletto papa nel 1523 con l'appoggio di Carlo V ma in seguito si era alleato con il re di Francia Francesco I nella cosiddetta Lega di Cognac. Di conseguenza Carlo V manda a Roma le sue truppe mercenarie composte di quattordicimila Lanzichenecchi (dal tedesco Landsknecht, servo della patria) del Tirolo di fede luterana, comandati dal generale von Frundsberg, un veterano delle campagne contro i francesi, con il compito di sconfiggere la lega nemica ed occupare lo Stato Pontificio.
I fatti inerenti al Sacco di Roma sono narrati nella Vita di Benvenuto Cellini con dovizia di particolari: per mettere insieme il prezzo del riscatto, il pontefice chiede all'orafo fiorentino di smontare vari gioielli e tiare del tesoro vaticano e fonderne l’oro con il fine di salvare almeno le pietre preziose in essi contenuti dalle feroci razzie che la città stava subendo. Le pietre, scrive Cellini, “...le rinvolsi in poca carta ciascune e le cucimmo (in alcuni farsetti e giubbetti) adosso al Papa ... Fonduto che io ebbi l'oro, circa dugento libbre (poco meno di un centinaio di chili) lo portai al Papa, il quale molto mi ringraziò di quello che io fatto avevo, e commesse ... che mi (fossero dati) venticinque scudi, scusandosi meco che non aveva più da potermi dare.” (Vita I 38-39). Quest'oro rappresentava la prima “rata” del riscatto che, in realtà, non fu mai pagato per intero. Pressato dall'imperatore, il pontefice si rifugiò prima a Castel Sant'Angelo, poi ad Orvieto ed infine a Viterbo. Ciononostante, un paio d'anni dopo i due si riconciliarono, il debito fu cancellato e Clemente VII incoronò Carlo V.



Scudo doppio genovese del 1589

Nota sulla tratta degli schiavi
Gli schiavi che arrivavano sule navi dei conquistadores erano inizialmente tutti concentrati nelle città di Siviglia e Granada da dove erano poi smistati nei vari stati europei: la famiglia Fornari, fra le più attive in questo tipo di commercio era, infatti, originaria di Granada con il nome di Fornario o Fornerio e solo più tardi un ramo di essa si trasferì a Genova per curarvi direttamente i propri affari. I prezzi andavano da 30 a 40 scudi per quelli da destinare alle galee. Le donne più giovani e di migliore aspetto così come gli uomini più prestanti non erano destinati ai lavori pesanti e costavano fino a 50 scudi. La regina Isabella la Cattolica – la stessa che aveva finanziato il viaggio di Cristoforo Colombo – cercò sempre di opporsi alla diffusione della schiavitù. Fu, quindi, negli anni dopo la sua morte nel 1504 che il traffico dei nativi dell'America meridionale diretti verso la Spagna cominciò ad avere un grande impulso.

Nota sulle galee

 La galea è l'evoluzione naturale delle antiche navi greche, come quelle descritte da Omero, che furono usate nel Mar Mediterraneo per oltre tremila anni. Argo, la nave di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro nel Mar Nero, era un prototipo di galea. Anticamente era spinta solo dalla forza dei remi; successivamente furono aggiunti uno o due alberi con le relative vele. Il suo declino cominciò dal XVII secolo, quando fu progressivamente soppiantata dai grandi velieri.
 La galea (dal greco galèos, squalo) – lunga da 40 a 50 metri, alta circa 8 – era sottile ed agile sul mare. Raccoglieva a bordo 250-300 uomini in 250 mq di spazio fruibile. Il nucleo predominante (150-170) era composto di rematori, prevalentemente schiavi. In quell'epoca uno schiavo rematore di buona costituzione poteva valere 40 scudi. Nel caso invece di forzati (i prigionieri di guerra condannati a più di sei anni) un rematore non costava assolutamente nulla poiché era proprio ai remi che scontava la sua pena: è per questo motivo che le galee si chiamavano anche galere ed i galeotti hanno questo nome. Molto spesso, nel caso di arrembaggi, anche i rematori erano chiamati a combattere nei corpo-a-corpo all'arma bianca (spade e coltelli).


Nel  XV secolo queste imbarcazioni cominciarono ad essere armate con un cannone nella corsia centrale più alcuni altri più piccoli sui lati della prua. Furono poi aggiunti un rostro a prua per gli arrembaggi insieme a due alberi (alternativamente di maestra, di mezzana o di trinchetto secondo la loro posizione verso prua o verso poppa) con vele quadre o latine. Queste però erano usate solo durante la navigazione in quanto, durante i combattimenti, le manovre con i remi erano più rapide ed efficaci.
Costruire una galea genovese da combattimento costava mediamente intorno ai 7200 ducati (di cui circa 3000 per il cantiere e la mano d'opera) ed impegnava 300 tronchi di legno, da 10 a 15 carpentieri coordinati da un mastro d'ascia, 5 fabbri per le installazioni militari e 2 operai per le attrezzature e rifiniture.



Modellino di galea genovese completa di alberi


Graffito nella torre del Palazzo Ducale - Foto di Lidia Giusto

Nota bibliografica e fonti

Per la stesura di questo scritto sono stati consultati:
> i testi di Hugh Thomas: I Fiumi dell’Oro, Mondadori, Milano 2006, e The Conquest of Mexico, London, 1993;
> le cifre delle importazioni d’oro dal continente sud americano verso la Spagna sono basate sull’accuratissimo studio di Earl Hamilton: American Treasure and the Price Revolution in Spain 1501-1650, Cambridge MA 1934.
> lo studio di Geo Pistarino sulla Tratta di schiavi tra Genova e la Spagna nel secolo XV, pubblicato in Medievalia 7, 1987, pp. 125-149;
> la voce Doria Andrea nel Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, vol. 41, 1992, a cura di Edoardo Guendi;
> il catalogo della mostra L'Età di Rubens, Palazzo Ducale di Genova, a cura di Piero Boccardo, Skira, 2004.

Per maggiori informazioni ed altri articoli sulla gioielleria, la sua storia e la sua cultura, vi invitiamo a collegarvi al blog curato da Guido Giovannini Torelli su WordPress:           http://culturadelgioiello.wordpress.com

mercoledì 20 novembre 2013

UNO SGUARDO STORICO SULL'ANTICO PORTO DI GENOVA (parte I)

Lo splendido ritratto di  Rubens della nobildonna genovese Brigida Spinola



UNO SGUARDO STORICO AL PORTO ANTICO DI GENOVA  (parte I)

di Guido Giovannini Torelli

“Ahi genovesi, uomini diversi,
d'ogne costume e pien d'ogne magagna,
perché non siete voi del mondo dispersi?”

Dante, Comedia, Inferno XXXIII




“Genova, nido di predoni, mercanti, guerrieri ...”
Osip Mandelstam, Il comandante del porto



PREMESSA



Sono passati secoli, eppure il grande spettacolo dell’antico porto di Genova si svolge su quello stesso palcoscenico e con la stessa antica sceneggiatura di un porto vibrante con le snelle galee del principe-ammiraglio Andrea Doria pronte a partire per andare a sconfiggere francesi, turchi e pirati in tutto il Mediterraneo in memorabili guerre e battaglie finanziate da Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero. Il testo che segue ripercorre una parte della storia di questa città - non a caso detta “la Superba” ed anche “Regina del Mare” - in continuo divenire, instabile e trasformista come l’acqua che la circonda e, allo stesso tempo, tenace come l'ambizione e la volontà degli uomini (per non parlare della folgorante bellezza delle donne) che la dominarono, siano essi splendenti re od imperatori, grandi ammiragli o semplici marinai, avidi banchieri, mercanti o canaglie, fino ad arrivare al popolo minuto e poi agli schiavi ed ai forzati... Partiamo dunque per il nostro lungo viaggio che, già sappiamo, sarà pieno di meraviglie, insidie e sortilegi.

ELEZIONE DI CARLO V AL SACRO ROMANO IMPERO

Il Sacro Romano Impero – l’organismo politico creato da Carlo Magno nell’anno 800, caratterizzato da un forte senso della sacralità e dalla sua diretta discendenza dall’impero romano – durò, pur con continue trasformazioni, fino al 1806 e contò un totale di cinquantasei regnanti.
Carlo V d’Asburgo (1500-1558) ne fu proclamato quarantaduesimo imperatore ad Aquisgrana il 23 ottobre 1520 a soli vent'anni d'età. La sua elezione non fu né facile né sicura poiché i suoi antagonisti più forti erano Enrico VIII d’Inghilterra e Francesco I di Francia, sostenuto dai banchieri italiani. Si trattava, quindi, di convincere la maggioranza dei sette elettori palatini (composta di tre arcivescovi e due laici che si spartirono mezzo milione di fiorini) a votare per lui. Il costo totale di questa complessa operazione ammontò alla cifra colossale di 851.000 fiorini, (v. nota sulle monete) dei quali:
       543.000 vennero dal potentissimo banchiere tedesco Jacob Fugger;
       143.000 dalla famiglia Welser, anch’essa tedesca;
       165.000 da tre famiglie italiane – Fornari e Vivaldi di Genova, Gualterotti di Firenze – ciascuna delle quali investì 55.000 fiorini in questa operazione.
Carlo V fu obbligato a sviluppare rapidamente un piano per sfruttare al massimo le grandi risorse prodotte dalla Nuova Spagna, principalmente l'oro dei Maya e degli Aztechi. Tutto ebbe inizio subito dopo la scoperta dell’America fatta nel 1492 da Cristoforo Colombo in cerca di una nuova rotta marittima per le Indie. Per inciso, il viaggio del grande navigatore genovese era stato finanziato – dopo prolungati indugi – con cinquemila ducati (una cifra non esorbitante, in parte ottenuta dalla vendita di due collane di rubini) da Ferdinando ed Isabella, i re cattolici di Spagna. Ben presto due conquistadores tanto audaci quanto spietati – Hernàn Cortès (1485-1547) e Francisco Pizarro (1475-1541) – offrirono a Carlo V le migliori opportunità per finanziare le sue ambizioni di pari passo con le sue guerre.
E’ stato calcolato che, fra il 1504 ed il 1522, almeno 450 navi compirono il viaggio di ritorno dalle Indie Occidentali cariche non solo d’oro, argento e perle, ma anche di altri prodotti della terra, spezie, animali esotici e schiavi. Il viaggio durava mediamente tre settimane.
La Costa delle Perle, in prossimità dell'Isola Margarita oggi in Venezuela, era anche un centro di raccolta dei nativi che poi sarebbero stati mandati in Europa. Fra i più attivi mercanti di schiavi che operarono in quel tempo vi erano i Fornari, la stessa famiglia genovese che aveva in parte finanziato l'elezione ad imperatore di Carlo V (v. nota sulla tratta degli schiavi).

CARLO V ED ANDREA DORIA


Carlo V si trovò ancora giovanissimo a regnare su un territorio immenso – quasi tutta l'Europa – grazie a ragioni dinastiche, ereditarie ed anche alle nuove conquiste. Aveva quindi bisogno di un esercito imponente ma, poiché il suo regno si estendeva su buona parte del Mediterraneo, aveva anche bisogno di qualcuno che gli organizzasse una flotta poderosa. Carlo V si rivolse ad Andrea Doria (1466-1560) appartenente all'illustre famiglia genovese dei D'Oria, con il quale stipulò un regolare contratto affinché gli assicurasse il predominio sul mare contro i suoi nemici di sempre: francesi, turchi e pirati. Andrea Doria cominciò ad armare le prime 12 galee nel 1528, progressivamente aumentandone il numero a 15 nel 1530, 17 nel 1535, 22 dal 1538 al '41 per ritornare a 20 galee dal 1547 al '52. Questa grande flotta comportava un esercito di quasi seimila uomini fra marinai e rematori per una spesa complessiva di 125.000 scudi all'anno da parte dell'imperatore  (v. nota sulle galee).


 


 


Carlo V nel ritratto di Tiziano



L'imperatore seppe come ricompensare adeguatamente il suo ammiraglio per i servigi resi e, nel 1531, lo elevò a principe di Melfi e gli conferì l'ordine del Toson d'Oro, facendo di Andrea Doria uno dei primi italiani a ricevere l'onorificenza più ambita in quell'epoca.


Andrea Doria ritratto dal Bronzino come Nettuno, dio del mare 


PITTORI FIAMMINGHI A GENOVA

Chissà, forse fra i primi artisti a restare affascinati dagli antichi caruggi genovesi furono i pittori fiamminghi... All'inizio del XVII secolo, infatti, l'ambizione, il gusto raffinato ed un'oculata diversificazione degli investimenti spinsero i grandi banchieri, mercanti ed il patriziato genovese con ingenti disponibilità finanziarie verso un collezionismo artistico di altissimo livello. Furono quindi chiamati in città per importanti committenze alcuni famosi artisti italiani e stranieri, principalmente fiamminghi, quali Peter Paul Rubens, Anton van Dick e Justus Sustermans.
Rubens viaggiò in Italia fra il 1600 ed il 1608 e soggiornò più volte a Genova, soprattutto nel 1604 e nel 1606. Egli era il pittore di corte di Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova e svolse per lui anche incarichi di natura diplomatica (qualcuno si spinge a dire che era la sua spia...). Poco dopo, anche il suo discepolo Anton Van Dyck viaggiò in Italia ed arrivò a Genova nel 1621. I due pittori ritrassero nei loro palazzi le più belle dame del patriziato genovese – Spinola, Durazzo, Lomellini, Doria, Brignole, Baldi ed altre ancora – stupendamente abbigliate ed adornate con gioielli molto raffinati. Nel 1622 Rubens fece un grande omaggio alla città pubblicando a sue spese ad Anversa i Palazzi di Genova, una raccolta di incisioni raffiguranti dettagliatamente una trentina delle più belle dimore gentilizie. Alcune di queste, disegnate dall'architetto Galeazzo Alessi, si possono ancora oggi ammirare in quella strada lunga 250 metri, larga 7, progettata da Bernardino Cantone nel 1550 e che richiese più di trent'anni per il suo completamento. Originariamente fu chiamata Strada Maggiore, poi Strada Nuova fino all'inizio del XIX secolo, poi Via Aurea ed anche Via dei Re.
Nel 1882 fu infine dedicata a Giuseppe Garibaldi.
Per concludere: anche il continuo cambio di nome della più bella arteria di Genova sta in qualche modo a spiegare la diversità ed il trasformismo di una città in costante divenire.



I  "Palazzi di Genova" sulla Strada Nuova (Via Garibaldi) dalle incisioni di Rubens


Graffito nella torre del Palazzo Ducale - Foto di Lidia Giusto

domenica 17 novembre 2013

BOLLEZZUMME STORY

BOLLEZZUMME STORY


Who are we?

We are a sort of Dirty Dozen or Magnificent Seven or Wild Bunch, if you want, but we don’t shot guns; we rather shoot videos, pictures, performances and books. Besides - we don’t die as heroes, we may live long to shoot a lot of ideas.
From our systematic and careful exploration of i caruggi, the alleys of the six centuries old Historical Center of the city of Genoa and its port, is flowering a docu-film-cult called Bollezzumme. The word comes from the dialect of Genoa, “A l'è ou boullezzumme” they say denoting the movement of the sea shore when it is hit by a mild wind that creates directions and currents as a sort of bubbling; in English it could be translated with “foaming-sea-froth”. This bollezzumme sometimes is uncomfortable and makes us sea-sick; sometimes is ironic and makes us smile; sometimes is meaningful and makes us think, exactly as it happens in real life. In any case, it generates culture, movement, progress in a social background of diversity, ethnicity, and confrontation.
In the 1960s - when I was a high school and university student - this diversity was coming from Italian southerners who were migrating north to look for a better life for their children and families. Now the diversity is more colorful as it comes from Africans, South Americans, Indians, and Chinese.

Who am I?

The Historical Center of Genoa has become a sort of a 'pedestrian New York', an extra borough of my elected city. The connection between the city where I was born and completed my academic and street education, Genoa - and my city of choice, New York, is very strong and goes back a few centuries not only because Christopher Columbus was from Genoa and discovered the new American continent. Both places are ports, both call for temporary and long term immigration, for travelers, workers, sailors, tourists, underground realities, beautiful buildings, local politics and controversial realities as transgender, prostitution, fetishism.

Let’s go back to my roots and the explorations of the Historical Center of Genoa and its performers, which allowed me to get, on the field, my degree in street wisdom, so useful in looking for underground spots mostly in NYC's Bronx or Harlem. I want to pay homage to my hometown by means of my previous experience of thirty-five years as a ‘urban explorer’ in New York where, I believe, I acquired a special eye at social issues and things I love, as in my two former works: T.V. Transvestite, a one hour long peak at the transsexual scene in Harlem, realized with Simone di Bagno in 1982, and Pornology New York of 2005, a nostalgic look at the social freedom and sexual experimentation of my beloved Big Apple with the presence of my friends Lenny Waller, Neville Chambers and Porsche Lynn. Both works have become anthropological records of the past and I hope that 'Bollezzumme' will become the same.

I am the director of these three movies. To be a movie director is perhaps one of the most difficult and complex things in the realm of artistic production. In fact, when a work of art is created, the artist – say a painter, a writer or a composer – is generally left alone, more or less free to find a way to express himself. This doesn’t happen to a movie director. A movie is necessarily created by a diverse group of people around you, each one with his specific qualifications that a motivated director must detect, uncover, stimulate and channel toward visible results, exactly like a choir master in a concert.

Creating Bollezzumme

One balmy morning toward the end of June 2013, I was walking as usual to the Bar Cabala, my favorite spot for espresso in Genoa across the street from the Socialab, when I bumped into Alfredo Viaggi, one of the pioneers of our ‘wild bunch’. Two years earlier, in 2011, he found the site for the Socialab and he introduced me to the first characters of the movie while I was living in his flat at Vico del Duca. By all means Alfredo was the first hoop of a long chain of events.
This serendipitous meeting with Alfredo made me go back to the beginning of the journey I am narrating in the movie. What happened since then? Where are we with the project?  The gods always want to be part of the game and, if you don’t bother them, they end up in helping with the first push. Well, we are now fully immersed in the complexities of the editing stage.

The people who created Bollezzumme

Luca Donnini, an artist from Rome, came to Genoa totally by chance. When he arrived by train to the Stazione Principe in an evening of December 2012, I walked him through the infamous Via Prè, I took him to Alfredo's home for good pasta and excellent conversation and then he went to an underground club where he could smoke pot but not cigarettes. The impact was fatal for him so much so that he did not leave for one year and became a prisoner of i caruggi! That night I told him: “Dear Luca, the gods want us to work together at my movie!” He was experimenting shooting with a video camera, editing and having fun at it. His work - Walking a 45’ video presented in June 2013 at Mix Film Milano Festival - is compelling, brilliant and personal. It gives a unique look at the city with very intriguing and powerful images and I am very proud of the outcome.

At that time I had no idea about the script or the outline of my film as it was continually growing and changing. It was a fantastic process involving many friends and was more than a work in progress: it was a full social and filming experiment. We shoot a great amount of material. Within the spirit of the project we had the principal video camera work done by Luca Donnini, Luigi Cazzaniga, Matteo Forli and whoever else was with us during the nine official days of shooting in September 2012.
In February, artist and video maker Garret Linn joined me in Genoa. We went around and captured precious images and situations. Garret also helped to set up, for the editing, the diverse technical aspects of using, as a choice, different cameras, each with its own look. In fact, images have diverse looks since I want to create a visual ‘bollezzumme’ as much as I am creating a narrative ‘bollezzumme’, even in the editing process. Bollezzumme hence becomes a metaphor of the constant boiling of life as time runs head without stopping.

Adel Oberto, an international award-winning director of shorts - he just completed a 20' film ‘Il pescatore’ (The fisherman) with Michele Cadei, now starting its travelling through major film festivals - is my editor. He is from Genoa, lived in New York City the first five years of his life, graduated at the National Film & Television School and speaks English better than me.
Other collaborators to the project are producers Francesca Abbadessa and Gioacchino Turdo, managers with a generous attitude, very precious assistants in any artistic endeavor; Riccardo Barbera, a musician who enthusiastically invested his talent in some very moody and groovy tunes with great passion; Matteo Forli, Stefano Agnini and Matteo Manzitti for their work on camera, sound and music; Lidia Giusto for the stills; Adrian Chiro, Cecilia Malfatto and Chloe Raffaelli for their assistance and support, Daniela De Blasio resourceful costumist. To end with my very important 'script-shrinks' Alberto Borriero, Paolo Cecchi and Guido Giovannini Torelli; the latter also contributed to the development and the writings in this blog.

Currently the project is in the hands and hearts of me and Adel. The editing is in the delicate moment of decisions, cuts, and choices. What do we want to say, tell, show of the hundreds of hours we shot? What is coming out of the many chats, interviews, meetings? We will have the answers only when the film is finished with the music, the sound, and the voices of the many people who were in front and in the back of our cameras. I want to name here in casual order all the people and friends who have been partaking in different capacities and at various times: Dagmar, Joachim, Mimma, Alfredo, Enrico, Elisabetta, Giacomo, Maya, Luigi, Cosimo, Paola, Maria, Nico, Rosario, Susanna, Alessia, Bri, Ulla, Mauro, Mauri, Bruna, Sara, Ugo, Claudio, Marco, Piero, Stella, Thelma - forgive me if I left out somebody - I am grateful to all of them for their generosity and availability. This is the 'Bollezzumme Wild Bunch'. Each one of them has been and will continue to be part of this whimsical philosophy, a state of mind even more creative than the movies, photos, videos or works of art we will eventually produce.

A 4’ trailer/teaser has been realized by Gianni, Paolo and Federico, my friends at Indigital Italia in Milan http://www.indigitalitalia.com/web/client/Michele_Capozzi/. It is what it is meant to be: a little taste, which creates curiosity and expectations of what is going to be the film.

Socialab and Screenings on Tuesdays

Two other main twigs of the Bollezzumme big tree were 'Tuesday at the Socialab' and ‘Cinebollezzumme’. Since the beginning of February, a very heterogeneous crowd gathered at our place, located in a strategic section of the Historical Center close to the Porto Antico, Via Prè and Via Balbi. We offered old and new movies and documentaries, vintage porno flicks, book readings, political discussions, live music from rock to opera and performances. We have been taping on and off such events.
Alternatively - always on Tuesdays - we organized the 'Cinebollezzumme' at a screening room created at Fabrizio Nanni’s Bar Sottoripa where we showed films by Polanski, Antonioni, Cassavetes and other great directors. We have been a different reality – may be a little naughty and underground – of the cultural life of Genoa mostly connected by word of mouth. Both activities spanned the cultural spectrum from classics to porno, a 360 degrees approach to culture and information, I must say.

What’s next?

On November 22nd I will celebrate my 67th birthday with a closing party at the Socialab which will be filmed as the last scene of the movie. On that occasion we’ll surely also remember what happened one morning of fifty years ago in Dallas, Texas.
The sirens of New York are singing again loudly for me, both of them: Ulysses’ mermaids and the shrieking sirens at night in the city that never sleeps! The energy you feel there is unique and that is the reason why so many people go there, including me in 1978...
Two years went by since I started writing the project and now it is almost ready. I have a very interesting cut of 91 minutes which I showed to friends in Genoa, Rome, Milan, New York and their first impression was very positive: “The film is there” they all said. So I have to keep my head straight, trim the cut, add the voice over, mix the music, write the subtitles for the English version, invent some editing surprise… This is a lot of work and the adrenaline is flowing in our systems.

The goal to show our vision of Genoa is becoming urgent and I promise it will be poetic and personal. Part of this work, anyhow, I have to do it in New York as the film needs to be 'bathed in the Hudson River' and even maybe in 'Laland', Los Angeles, the world capital of filmmaking. In fact, since the beginning my goal has been to have the first version in English so to explore various options in the American market, both for theatrical release and TV programming – the sky is the limit! It helps a lot that two docu-fictions recently won the film festivals in Venice and in Rome and both of them are about stories “on the road”. Good news, especially for my investor. Prior to that, only Michael Moore’s documentary in Cannes won the first price at a festival.
Going in flashback I see a film in itself. With 'bollezzumme' I feel that I accomplished something good for myself, my friends and my hometown. This exciting trip is not completely over, I know, because of the final post-production phase and the gigantic work to promote, sell and show it. While I am finishing this project, already in the back of my mind I have new dreams, new ideas and new projects, the next one. When a soccer player is asked which is the best goal he scored, the best answer is 'the next one'. I look forward to complete this movie swiftly and start a new project right away.

I know that 'bollezzumme' is mostly the film but it is also a way of life. It is a tree to which are attached many branches, the work of friends in art, television and cinema. It does not belong to me only but to whoever has been working on it and wish to work with it: I look forward to see all my friends on the 22nd of November in Genoa to celebrate together so many things.




Dreaming of my NYC (Photo by Lidia Giusto)

For ever yours, Michele Capozzi – November 2013

sabato 16 novembre 2013

Trailers & Photos



TRAILERS & STILL PHOTOS


In questa pagina sono indicati i link relativi al documentario “BOLLEZZUMME”, un film di Michele Capozzi prodotto da CISA srl:


Ø  Il trailer (4 mins.) http://www.indigitalitalia.com/web/client/Michele_Capozzi/  è prodotto da Indigital  Italia, edited da Federico Favale, musica originale di Riccardo Barbera.


Ø Il teaser con le splendide foto di scena ed il backstage (5 mins.) http://youtu.be/SFb8cWYeCDs di Lidia Giusto, edited da Matteo Forli e la musica originale di Riccardo Barbera - ammaliante come il canto di una sirena - è finora la cosa migliore di Bollezzumme.





Foto di Lidia Giusto












  

venerdì 15 novembre 2013

Aggiornamenti

Aggiornamento Giugno 2013

Una tiepida mattina di fine giugno 2013 esco per andare a prendere un caffè al mio bar preferito, La Cabala, proprio di fronte al socialab, e m’imbatto in Alfredo Viaggi, il primo anello della catena del progetto bollezzumme. Due anni fa, all’inizio di quest’avventura, mi ospitò per un paio di mesi a casa sua in vico del Duca, mi aiutò a trovare l’appartamento che sarebbe stato la mia base operativa a Genova durante la lavorazione del film e mi presentò alcuni dei personaggi che ne fanno parte. Insomma, Alfredo è stato un precursore. Gli dei come sempre ci mettono lo zampino e, se non gli rompi le balle, ti aiutano.

L’incontro con Alfredo mi ha fatto ritornare all’inizio del viaggio che racconto nel film.
Un ritorno alle mie radici genovesi, soprattutto quelle legate alle esplorazioni del Centro Storico con i suoi protagonisti, una cosa che mi ha fatto laureare nella cosiddetta ‘saggezza di strada’ tornatami utile nel corso della vita per esplorare le zone del globo più underground, principalmente il Bronx e Harlem a NYC. E' passato molto tempo dall’ultimo aggiornamento di questo sito. Era il 2 ottobre 2012 e in due righe comunicavo che avevamo finito le riprese. Che cosa è successo da allora? A che punto siamo? Bene, siamo in piena fase di montaggio. Il materiale girato è tantissimo. Nello spirito di 'bollezzumme' oltre al lavoro di operatore di Luca Donnini, che si è fermato a Genova un anno quasi prigioniero dei 'caruggi', c’è quello di Luigi Cazzaniga, di Matteo Forli e di chiunque altro è venuto alle serate del socialab o è stato presente alle nove giornate di riprese a settembre 2012.
A Febbraio è stato mio ospite a Genova l’artista e videomaker di New York Garret Linn con cui abbiamo girovagato per il Centro Storico imbattendoci in una raccolta d’immagini preziose ed espressive. Anche Garret è un antesignano perché ha impostato il lavoro di montaggio, reso ancora più complicato dalla scelta fatta all’origine di usare diverse risorse, cioè differenti videocamere con opposte caratteristiche tecniche. Il "look" delle immagini è quindi diverso tra loro per scelta, nel senso che si è voluto creare sia un "bollezzumme" visivo, sia un "bollezzumme" narrativo nel montaggio. In questo modo il bollezzumme diventa la metafora del ribollio della vita nello scorrere inesorabile del tempo che a volte è sgradevole e ci fa venire il mal di pancia, a volte è ironico e ci fa sorridere, a volte è serio e ci fa riflettere … esattamente come accade nella vita.

Molti altri amici e colleghi sono entrati attivamente nel gruppo, chiamato 'mucchio selvaggio bollezzumme'. Fra questi:
> Adel Oberto, regista di corti vincitori di vari premi internazionali, ha appena finito di girare “Il pescatore” con Michele Cadei, un film di 20' che comincia il suo giro ai Festivals. Adel è il montatore del film: genovese, ha vissuto a New York i primi cinque anni di vita, a Londra si è laureato alla National Film & Televison School e parla l’Inglese meglio di me;
> Francesca Abbadessa e Gioacchino Turdo, entusiasti organizzatori e produttori, assistenti preziosi in qualsiasi impresa artistica;
> Riccardo Barbera, musicista, che ha generosamente investito il suo tempo creativo con delle suggestioni musicali originali e bellissime;
> Non dimentico Matteo Forli, Stefano Agnini e Matteo Manzitti per la loro valente collaborazione rispettivamente alla videocamera, al suono ed alla musica; Lidia Giusto per le splendide fotografie; Adrian Chiro, Cecilia Malfatto e Chloe Raffaelli per la costante assistenza e supporto; Daniela De Blasio per i bellissimi costumi.
> Ed infine i miei "script-shrinks" Alberto Borriero, Paolo Cecchi e Guido Giovannini Torelli il quale ha anche contribuito alla stesura dei testi ed a sviluppare questo blog.
Qui voglio citare anche gli altri facenti parte del "Bollezzumme Wild Bunch" con differenti incarichi e mansioni: Dagmar, Joachim, Mimma, Alfredo, Enrico, Elisabetta, Giacomo, Maya, Luigi, Cosimo, Paola, Maria, Nico, Rosario, Susanna, Alessia, Bri, Ulla, Mauro, Mauri, Bruna, Sara, Ugo, Claudio, Marco, Piero, Stella, Thelma  e perdonatemi se ho dimenticato qualcuno. Sono grato ad ognuno di questi amici per la loro disponibilità e generosità.

Per inciso: Luca Donnini ha presentato a Giugno al Mix Festival di Milano, "Walking", un video di 45' girato nel suo periodo genovese con immagini suggestive e sensazioni profonde che penso di inserire in maniera appropriata nel film. Al posto dei martedì del ’socialab' abbiamo fatto una quindicina di serate, sempre il martedì, da Febbraio a Maggio, di 'cinebollezzumme', in una saletta del Bar Sottoripa di Fabrizio Nanni. Abbiamo visto dei bei film di Polanski, Antonioni, Cassavetes e altri grandi registi. Siamo stati una presenza diversa, un po' birichina, un po’ underground, delle proposte culturali della città in gran parte realizzata col passa parola.

Adesso il progetto è nelle mani e nelle teste, la mia e quella di Adel. Il montaggio è la fase più delicata di scelte, decisioni, tagli. Che cosa vogliamo dire, raccontare, mostrare delle centinaia di ore girate? Che cosa ne esce fuori dalle chiacchierate, interviste, incontri? La risposta verrà fuori solo quando il film sarà finito. Con le musiche, i suoni e le voci di tutti quelli che sono passati davanti alle nostre videocamere che ringrazio immensamente per la loro disponibilità e generosità. Adesso abbiamo bisogno di tanta concentrazione e tempo: vogliamo che, finalmente, il film sia finito.
Un trailer/teaser di 4' è stato preparato dagli amici di Milano della Indigital Italia Gianni, Paolo e Federico:


E' esattamente quello che vuole essere, un assaggio che susciti curiosità e impazienza in attesa di proporre il prodotto finito.
La prima versione del film sarà in Inglese per proporla su quel mercato poiché l’idea di avere le prime proiezioni a New York è sempre viva. Abbiamo quindi una gran mole di lavoro davanti a noi ma l’adrenalina sta fluendo bene nei nostri organismi, con il desiderio sempre più impellente di offrire la nostra visione di Genova.
Grazie veramente di cuore a tutti quelli che hanno bazzicato attorno a noi.
A presto, sul grande e piccolo schermo, ... "bollezzumme".

Foto di Lidia Giusto



Aggiornamento novembre 2013

"Il tempo vola" è una grossa banalità, così come la scoperta dell’acqua calda! Sono passati due anni da quando ho scritto il progetto 'bollezzumme' e adesso, alla fine di Ottobre, è quasi finito! Ho un montaggio di novantuno minuti che ho mostrato ad amici a Milano, Roma, New York. La risposta di molti di questi è stata: “Il film c’è”, ognuno con i propri suggerimenti, aggiustamenti, critiche, osservazioni soprattutto dalle persone che non conoscono bene la mia città. Adesso devo fare gli ultimi passi: finire il montaggio e assemblare il tutto con suoni, musica, sonoro in presa diretta, commento fuori campo e sottotitoli. Come ho già detto, voglio fare la post produzione a New York per dare al film un tocco di cultura americana essendo stato il mio primo mercato quello americano e la prima versione in Inglese. Parafrasando Manzoni, voglio 'bagnare i panni' nell’Hudson o magari nell’oceano Pacifico di fronte ad Hollywood!

Nel frattempo un documentario italiano ha vinto per la prima volta nella storia del Festival di Venezia il Leone d’Oro e sta anche ottenendo ottimi risultati al botteghino (una buona notizia per il mio investitore). Solo Michael Moore era riuscito con un documentario a vincere il festival di Cannes. Mi mancano quindi un paio di mesi di lavoro e poi posso pensare a far vedere il film ma ho già cominciato ad avvicinare produzioni e distribuzioni con il trailer.

Se ripenso a questi due anni è come se vedessi un film. I quattro mesi di serate tutti i martedì al 'socialab' con presentazioni di libri, film, cantanti, performers. E poi, sempre il martedì, il 'cinebollezzumme' al Sottoripa con presentazioni di film dal 'Mucchio Selvaggio' alla 'Vita Difficile'. E’ stata un’offerta di cultura a 360 gradi, dai classici al porno! Infine è arrivata la tormentata fase di scelta, assemblaggio e montaggio del tantissimo materiale girato con Adel il montatore, senza dimenticare la scoperta di Riccardo il musicista che ha riversato tempo e passione nel creare un gran numero di 'musical scores'.
Alla fine di Novembre il socialab chiude essendo finito il suo scopo. Il 22 novembre festeggeremo la fine del film ed anche il mio 67esimo compleanno. Naturalmente filmeremo tutto e sarà la scena finale del film. In quest’occasione non mancheremo di rammentare ciò che successe una mattina di cinquanta anni fa a Dallas, Texas.
Ma New York chiama con il canto delle sirene di Ulisse e quello più prosaico delle sirene che squarciano la notte con il loro ululato agghiacciante (non è per questo che si dice che N.Y. non dorme mai?) La speciale energia che scaturisce da questa città deve essere trasfusa nel film. Io l’ho scoperta nel 1978, trentacinque anni fa ma sembra che anche questi anni siano passati in un lampo ... Il tempo vola...

Con 'bollezzumme' sono convinto di aver realizzato qualcosa di positivo per me, i miei amici, la mia città natale. Ringrazio veramente di cuore quelli che ho incontrato in questo viaggio affascinante poiché sono stati tutti di grande aiuto e generosità. Mentre mi concentro negli importantissimi passi finali, già penso ed immagino altri progetti, altri viaggi, altri 'bollezzumme'. Perché questo non è solo un film ma un modo di vivere e confrontarsi nel mondo con gli altri. E' un grosso albero dal quale si protendono tanti rami che sono i lavori di amici e colleghi nell’arte, nel cinema e nella televisione. Non appartiene solo a me ma a tutti quelli che si sono avvicinati al progetto, che vi hanno partecipato e lavorato.

Quando si chiede ad un calciatore quale sia stato il suo goal più bello la migliore risposta è: il prossimo! Tanti sorrisi a tutti. Vi aspetto il 22 novembre per la giostra finale.

Per sempre vostro Michele Capozzi – Novembre 2013
 

Il Progetto



Il Progetto “Bollezzumme” sul Centro Storico di Genova

Il termine ‘bollezzumme’ è scritto in varie maniere ed ha diverse interpretazioni. Il dizionario Casaccia del 1876 lo descrive così: “Sostantivo maschile. Mareggio. Maricino. Agitazione dell'acqua del mare prodotta dal vento. Subuglio” (sic). In dialetto genovese si dice “a l’è ou boullezzumme” quando una brezza leggera spinge l’acqua del mare tra gli scogli vicino alla riva in una sorta di agitazione o ribollio schiumoso. I 'caruggi' sono i vicoli, stradine e piazzette della città vecchia attorno al porto antico di Genova, il Centro Storico più grande d’Europa. La costruzione della città era stata pensata anche in funzione protettiva da eventuali invasioni dal mare. Gli incursori s’infilavano in questo intrico di stradine e si perdevano finché si ritrovavano in piazzette dove confluivano vari vicoli e lì erano attaccati dai genovesi. Come i pellerossa hanno fatto con le giacche blu, le carovane dei coloni o chiunque altro invadesse i loro canyon.

I caruggi sono stati fondamentali nella mia educazione. Via Balbi dove c'è la Facoltà di Giurisprudenza è uno dei confini naturali del Centro Storico. Dall'altro lato partono le colline della città con le 'crose’ verso la Circonvallazione a Monte dove ho abitato per più di venti anni. Via XXV Aprile, sede dell’Istituto di Scienze Sociali, che ho frequentato parallelamente alla Facoltà di Giurisprudenza è un altro confine naturale. Quindi è ovvio che, da ragazzo curioso come sono sempre stato, ho esplorato e visitato vicoli, stanze di appuntamento e baretti frequentati da una variopinta fauna umana. Gli anni dal 1966 al 1969 furono tempi di cambiamento, di lotte sociali e politiche. Nel 1965 – quando i Beatles vennero a Genova – io avevo l'aspetto del classico sfigato per bene, con la camicia di oxford, cravatta regimental, golfino elegante, pantaloni grigi, i capelli corti ed un patetico accenno di basette che incorniciavano una  faccia ben rasata, orecchie a sventola, occhi verdi tendenti al grigio con lunghe ciglia. Avevo già diciotto anni (ma ne dimostravo meno) e non avevo mai avuto il minimo incidente, disguido o problema. Forse quello era il mio lasciapassare: ero così innocuo che non potevo creare problemi. Però avevo il mio giro di conoscenze e portavo gli amici a frequentare posti e personaggi assolutamente fuori dal comune. Quante fantastiche 'donne dei caruggi' ho conosciuto in quei tempi! Mi feci anche uno 'scortico', un pied-à-terre, in una traversa di piazza Banchi di cui usufruivano ovviamente anche i miei amici per i loro incontri. Questa educazione di strada si è amalgamata insieme a quella classica accademica delle due lauree e ne è venuto fuori un cocktail interessante.





Oggi il Centro Storico è diverso. Tempo fa le etnie venivano generalmente dal sud: calabresi, campani, pugliesi e dalle isole siciliani e sardi. Oggi, ai 'sudisti' sono subentrati gli africani, gli arabi, i sudamericani e anche cinesi ed indiani. Una gran parte di quel territorio è stata ristrutturata ed offerta ai borghesi che per anni temevano di avventurarsi anche solo per andare in qualche antica trattoria a mangiare la cima o i 'gianchetti'. La Facoltà di Architettura al confine sud/est del Centro Storico è stata il grande volano che ha scatenato la ricostruzione, la ristrutturazione e certamente anche la speculazione. Persino la famigerata via Prè è stata conquistata da avamposti dell'Università. Oggi, se si va in via Canneto il Lungo, si ha in pochi metri un’offerta di cucine etniche pari se non superiori a quelle di molti quartieri di Manhattan. Le sere del fine settimana c'è un incredibile bollezzumme di giovani che invadono varie zone per incontrarsi, bere, mangiare, anche rollarsi spinelli senza timore di essere fermati dai poliziotti in borghese. Una 'movida' impensabile ai miei tempi alla fine degli anni del 1960.




E’ passato quasi mezzo secolo e il bollezzumme è sempre lì, con diversi attori e protagonisti, ma il copione è stato scritto centinaia di anni fa. Invece di un porto vibrante con navi che venivano da tutto il mondo adesso c'è l'Acquario, il Bigo, il Porto Antico che attirano turisti da tutto il mondo. Questo cambiamento urbanistico sociale avviene dappertutto in quasi tutte le città occidentali da New York a Lione. Ma qui ha una logica particolare e uno scacchiere diversificato: il Centro Storico è una serie di contrade, sestieri, enclavi uno diverso dall'altro. Lingua, tradizioni, cibo, religioni. Una quasi-New York, non da esplorare in macchina, ma a piedi con differenze visive immediate: giri un angolo, entri in una piazzetta e sei in un altro mondo.



Una babilonia moderna ed antica allo stesso tempo, circondata fisicamente dalle vecchie mura e dai vecchi confini, dall'acqua del porto alle vie eleganti con i palazzi patrizi che fecero conoscere nel mondo 'Genova La Superba'! Esempio è il Palazzo Ducale, altro confine del Centro Storico verso piazza Matteotti, che da ragazzino frequentavo con mio padre avvocato perché era il Palazzo di Giustizia; oggi è un centro artistico, culturale ed espositivo di grande livello. A quel tempo venivo da Castelletto, borghesia bene, figlio di un avvocato irpino di successo e di una mamma siciliana. Oggi vengo da New York, dalla Boat Basin – il porto fluviale sull’Hudson River nel centro di Manhattan – dove dal 1979 tengo ancorata, e continuerò a tenere, la mia barca. Ho affittato un posto tra via Prè e via Balbi e ci abito per diventarne un cittadino presente, attento e curioso. Questa collocazione nelle viscere della città vecchia diventa un avamposto culturale, antropologico, un punto di osservazione, un laboratorio che genera dibattiti, mostre, incontri, eventi, feste, proiezioni, in maniera assolutamente informale, spontanea, senza strutture o manipolazioni esterne. Tutte questi ambienti sono fotografati, registrati, montati in diversi formati e tecnologie e creano un patrimonio fantastico di storie e situazioni di vita nei caruggi.

È qui che nasce Bollezzumme, il mio terzo docu-cult negli anni fra il 2011 e 2013. Il primo - TV Transvestite del 1982 - fu girato nel cuore di Harlem nel corso di una festa/sfilata di moda/concorso di bellezza del mondo dei transessuali/travestiti neri e portoricani; il secondo - Pornology New York, 2005 - girato nel cuore dei locali fetish/sadomaso/porno di New York; il terzo, invece, nel cuore di una città nobile e antica, di un porto, di un centro di culture, razze e religioni. Il metodo, il modus operandi, è sempre lo stesso, collaudato con i primi due documentari: essere, diventare, vivere come uno di loro, perché voglio fare entrare nella mia pelle quelle realtà che mi urge documentare. Per questo ho amato i transessuali, i travestiti, i feticisti, i sadomasochisti, i pornografi, per questo si sono lasciati invadere nel loro intimo - perché ero e sono uno di loro. Un metodo con tempi di gestazione, di riflessione, di confronto, per arrivare poi ad una scaletta, quasi-sceneggiatura, immediata, ruspante, diretta al cuore ed allo scopo: ho voluto documentare e registrare le realtà sociali, politiche ed antropologiche senza preconcetti né pregiudizi. Un vero stile che 'TV Transvestite’ e 'Pornology New York' hanno, che non invecchia e che li fa essere oggi dei veri reperti antropologici, dei documentari-culto.
In ‘Bollezzumme’ il Centro Storico di Genova diventa una copia, un fac-simile, una stampa, degli archetipi culturali e delle diversità 'nuiorchesi' trasferiti, visti, sperimentati nei 'caruggi'. Non per ritrovare tra il porto ed i vicoli i ricordi di Manhattan, di Brooklyn o del Bronx, ma per scoprire frizioni, protocolli, procedure sociali simili ed omologhe. Il film lo penso in inglese, lo monto in inglese, per chi parla inglese, per il mondo di oggi che si dilania tra nazionalismi e globalizzazioni, tra crisi finanziarie e disarmonie religiose. Un mondo che può ricevere spunti di riflessione dalla diversità creativa dei 'caruggi genovesi'.

Riflessioni sulla promozione

Il film è di grande attualità. Genova è oggi al centro dell'attenzione mondiale e nazionale.
Xavier Salomon curatore di pittura Europea per il Metropolitan Museum of New York scrive: "Most people think of Rome, think of Florence, think of Venice, but as far I am concerned they are amusement parks for tourists. Genoa remains the real thing". Genova è rimasta la realtà...
Il 'timing' del progetto è impressionante, persino per me. ‘Bollezzumme’, con la sua prima rappresentazione a New York, si dirige al mercato in lingua inglese con una distribuzione teatrale e vendita a network nazionali e internazionali. Girato in un luogo unico cioè il porto di una città che qualche secolo fa era la più ricca al mondo, pioniera nella società e nella cultura, dalla creazione delle banche alla fabbricazione di un tessuto 'jeans', appunto 'genovese’, usato prima dai marinai, poi dai cow-boys tanto che oggi nessuno può più farne a meno. La convivenza di così tante culture etnie e religioni, in spazi urbanistici ristretti, una a fianco all'altra, diventa un inno alla diversità come motore del mondo. C'è la potenzialità che possa essere visto nei cinema, in televisione, in rete, veramente in tutto il mondo con un lancio adeguato tra festival, rassegne, manifestazioni internazionali e presenza in rete.
Oggi i documentari sono una realtà importante nelle programmazioni nei cinema e una possibilità di sfruttamento a lungo termine con i vari mezzi di diffusione attuali. Ecco cinque esempi di documentari americani con il loro incasso lordo nelle sale, che hanno creato il rispetto e l'attenzione delle distribuzioni e degli esercenti di cinema.

'Paris is Burning': agosto 1991; budget mezzo milione di dollari, incasso $ 3.800.000
'Hoop Dreams': ottobre 1994; no budget, incasso 7.830.000
'Bowling Clementine’: ottobre 2002; budget quattro milioni, incasso 21.600.000
'Exit Through The Gift Shop': aprile 2010; no budget, incasso 3,300.000
'Inside Job': ottobre 2010; budget due milioni, incasso 4.300.000.

Cito queste cifre per dimostrare che oggi il documentario può creare profitti. Ricordo anche che il tema ed i personaggi di "Paris Is Burning", ossia i travestiti e transessuali di Harlem, sono analoghi del mio 'TV Transvestite’ ma il mio è stato realizzato parecchi anni prima.





Fra una ripresa e l'altra il maestro riposa