giovedì 27 marzo 2014

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Michele Capozzi porta a New York Bollezzumme

Genova / Spettacoli / Cinema

Il pornologo genovese presenterà il docufilm nella Grande Mela. La movida dei caruggi raccontata con gli occhi di un esploratore urbano. L'intervista
Il pornologo genovese Michele Capozzi
Il pornologo genovese Michele Capozzi
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Genova
Sabato 6 luglio 2013 ore 16:30
Bollezzumme è la parola genovese che indica l'agitazione del mare prodotta dal vento, o il ribollio dell'acqua che si infrange tra gli scogli vicino alla riva quando c'è mare mosso. Per Michele Capozziesploratore urbano e pornologo, con una vita divisa tra Genova e New York, il bollezumme è anche la movida notturna genovese, il subbuglio che si crea quando i giovani e i meno giovani si riversano nella città vecchia durante le sere dei weekend, dando vita a un fiume umano pulsante, composto di storie e frammenti di vita che si fondono sprigionando energia cinetica, movimento, subbuglio, contaminazione e condivisione.
La movida notturna, con le sue emozioni e le contraddizioni, ha spinto il regista a fare una riflessione su come la vita del centro storico genovese sia cambiata dagli anni Sessanta ad oggi, tanto da decidere di raccontarne l'evoluzione in un film,Bollezzumme per l'appunto: «Quando ero giovane io, neglianni Sessanta, la movida non c'era. Non si usciva spesso come si fa adesso, e la concezione stessa del centro storico e della vita notturna era diversa», ci racconta Michele Capozzi, che continua: «Ricordo quando via Gramsci era un susseguirsi di locali e bordelli, che facevano da sfondo al porto di Genova, all'epoca vivo e in simbiosi con la città. Ricordo i marinai, provenienti da ogni parte del mondo, che si fermavano nella nostra città per un mese o due e che per divertirsiaffollavano balere e bordelli per andare e bere e - perché non dirlo - anche a scopare, con una delle tante puttane che affollavano quella zona di Genova oggi deserta», sorride il regista e continua: «Il porto era un luogo ricco di storie di genti diverse, che portavano qualcosa alla città e ai quali la città dava qualcosa. Adesso che il porto di Genova è diventato prevalentemente turistico la situazione è diversa. Non penso che sia peggiorata, ma ha perso di colore. È venuto a mancare quel legame che c'era tra il porto e la città».
Il mondo sotterraneo della città vecchia, fatto di locali notturniprostitute e transessuali, ma anche di negozianti,esercenti e personaggi da vicolo viene analizzato e  filtrato attraverso gli occhi del regista che racconta, attraverso i suoi ricordi e le sue sensazioni, l'evoluzione socio demografica di una delle zone più vive e dinamiche di Genova con un un approccio intimo e personale. Il bollezzumme segue i cambiamenti della città: indica una condizione vitale e per questo in continuo mutamento.
I luoghi di una volta sono stati sostituiti da quella che comunemente viene chiamata movida: musica, aperitivi, librerie, discoteche, teatrini, after hours, secondo una logica di concentrazione. Ossia si parcheggia la macchina o il motorino una volta per tutte e poi ci si muove a piedi in una zona circoscritta dove, tra un bicchiere e l'altro, ci si incammina verso le Erbe, le Vigne, la Maddalena, il Porto Antico, San Bernardo, Stradone Sant'Agostino, Palazzo Ducale, Ravecca e Fossatello. «Ma attenzione», sottolinea il regista, «sono passati 45 anni e ilbollezzumme è sempre lì, con diversi attori e protagonisti. Invece di un porto vibrante con navi provenienti da tutto il mondo adesso ci sono l'Acquario, il Bigo, il Porto Antico, che portano turisti da tutto il mondo. E questo cambiamento urbanistico sociale succede dappertutto, in quasi tutte le città occidentali, da New York a Lyone. Ma qui ha una logica particolare e uno scacchiere diversificato: il centro storico è una serie di contrade, sestieri, enclavi uno diverso dall'altro. Lingua, tradizioni, cibo, religioni. Una quasi-New York non da esplorare in macchina, ma a piedi con differenze visive immediate: giri un angolo, entri in una piazzetta e sei in un altro mondo».
Bollezzumme è stato girato in tutta la zona della città vecchia, utilizzando differenti tecniche di ripresa e diverse video camere, in modo da dare anche dal punto di vista strettamente cinematografico la sensazione del movimento e della antistaticità della storia che Michele Capozzi vuole raccontare. Non a caso, il montaggio del film è stato affidato ad Adel Obertoregista e scrittore genovese, i cui cortometraggi sono stati proiettati e premiati in Festival in Italia e in Gran Bretagna, così come in Russia e in Cina.
Ma Bollezumme non è solo un film, ma un'esperienza di vita, una «way of life», come tiene a precisare Capozzi: «Per girare questo docufilm ho voluto affittare una casa nel centro storico. Non è stato facile trovarla, ma dopo vari tentativi ho affittato unappartamento in via Balbi, dove tra il 2011 e il 2012 ho organizzato incontri, meeting e spettacoli per entrare a far parte di questo mondo notturno sempre in ebollizione. I miei incontri sono nati con l'idea di creare qualcosa di underground. Eventi che ho fortemente voluto che venissero sponsorizzati tramite il passaparola, e non tramite i social media o la grande pubblicità. Perché un'idea, un evento o una forma d'arte che passa attraverso i social media non è underground, e se lo è stata all'inizio, una volta giunta sui social media perde la sua genuinità».
Gli incontri di Michele Capozzi nel suo campo base di via Balbi sono stati dei veri e propri social lab16 eventi durante i quali sono stati presentati: libri - uno su tutti quello del camallo trans - e anche musicisti. Inoltre sono stati presentati spettacoli a temaextreme sex.
Riguardo all'organizzazione di questi social lab, il regista si leva un sassolino dalla scarpa sottolineando che «spesso a Genovaci si lamenta che non c'è mai niente da fare, ma non è vero: c'è solo una mentalità mugugnona all'insegna del detto Pur che altri non faccia, che aiuta solo a rendere poco visibili iniziative culturali e sociali che vengono dal basso».
Il docufilm Bollezumme è stato pensato per il mercato americano e straniero, per diffondere Genova e la sua culturaunderground negli Stati Uniti e in particolare a New York, la città adottiva di Michele Capozzi: «Non tutti sanno che Genova sta vivendo un momento d'oro negli Stati Uniti, tanto che Xavier Salomon, curatore della sezione Pittura europea delMetropolitan Museum of New York ha dichiarato che: La maggior parte della gente, quando si parla dell'Italia, pensa a Roma, pensa a Firenze, pensa a Venezia, ma per quanto mi riguarda sono solo parchi di divertimento per i turisti. Genova è rimasta la cosa reale».
Ed è proprio questo mondo underground reale e vero che Michele Capozzi vuole raccontare nella Grande Mela perché, come ci tiene a sottolineare, con un po' di ironia: «Se fai una scoreggia a New York diventa una sinfonia nel mondo».
Andrea Carozzi
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