22 NOVEMBRE
di Michele Capozzi
La sera di venerdì 22 novembre era fredda e piovosa a Genova, quasi che gli
angeli o gli dei
del cielo piangessero per le varie celebrazioni nell'ultima riunione del Socialab: la fine delle
riprese e del pre-montaggio di Bollezzumme, la
mia prossima partenza verso Londra, New York e Los Angeles, il mio 67esimo
compleanno ed il ricordo di JFK. Mezzo secolo fa avevo diciassette anni,
abitavo a Genova e nella mia stanza avevo appeso sul muro un grande poster in
bianco e nero con il presidente Kennedy che sorrideva. Ricordo perfettamente
quel venerdì pomeriggio quando la radio italiana comunicò il suo assassinio in
Texas: una vicenda molto controversa sulla quale non si è voluto fare ancora piena
luce.
| Il maestro |
Questo clima autunnale, quindi, era ideale per riunirsi con un fantastico
gruppo di amici e collaboratori che hanno gustato gli ottimi piatti sfornati dal
cuoco Sergio del bar La Cabala di via Balbi e bevuto fiumi di prosecco, vino e
champagne portato dai generosi ospiti. Tutti i presenti si sono resi conto che
questa non era la fine di Bollezzumme, anzi era il principio. Bollezzumme è ben
presente, è uno state of mind, una
filosofia, un modo di affrontare la vita: il mio film è lo strumento
per portare la parola ed il concetto all’attenzione del mondo.
Mi sto preparando ad un viaggio che toccherà Londra, New York e Los Angeles
dove voglio fare l'ultimo montaggio e tutta la post-produzione. In questi luoghi dovrò anche sviluppare alcuni validi contatti per la promozione e la vendita ma
devo essere riservato quindi non posso anticipare niente. Tuttavia le reazioni
ai trailers ed al poco che ho fatto finora vedere sono ottime. Da sempre ho
voluto finire il progetto e venderlo negli Stati Uniti ed è quello che sto
facendo.
Grazie di cuore ai collaboratori che hanno speso tempo ed energia, a quelli
che sono finiti davanti alla videocamera, a quelli che avranno pochi secondi
nel montaggio finale, a tutti gli amici vecchi e nuovi che hanno appoggiato il
progetto con un fantastico e contagioso entusiasmo.
VIVA BOLLEZZUMME!
| Il maestro attorniato da alcuni collaboratori: Francesca Abbadessa, Daniela De Blasio, Gioacchino Turdo |
Il
ControCanto di Tony
N.B.: il controcanto è la melodia secondaria che si
sovrappone o si sottopone a quella principale (dal dizionario Garzanti).
La Città delle Donne
La Città delle Donne

Tony Gecofrog, il ficcanaso

Tony è un carissimo amico il quale, non appena gli abbiamo
parlato di Bollezzumme, da quell’indiscreto ficcanaso e bastian contrario che è,
ha subito voluto intrufolarsi nel progetto vantando i suoi stratosferici
livelli culturali ed intellettivi. Per togliercelo di torno gli abbiamo concesso
di esprimere una tantum le sue
spocchiose opinioni e questo è quanto da lui enunciato>>>
>>>sulla
città: Ebbene sì! Come dice Capozzi,
Genova è veramente la città dove è bello arrivare e bellissimo ripartire ed io
aggiungo: quando piove o tira vento può essere peggio di Trieste con la bora o di
Venezia con l’acqua alta. Ma qui c’è un altro problema ed è che la città si
sviluppa in verticale nel senso che, partendo dal mare, s’inerpica in
estenuanti saliscendi fin sopra le colline che le fanno da corona. Genova è
comunque affascinante come una donna bella e misteriosa e, come tale, si
trasforma continuamente. Ho notato che gli splendidi palazzi aristocratici sulla
Via Garibaldi sorgono a pochi metri di distanza dai caruggi, il dedalo di
vicoli e piazzette che scende verso il mare. Qualcuno mi ha poi spiegato che i
signori dei palazzi facevano vivere nelle casette dei caruggi i loro
servitori, evidentemente perché lì lo spazio costava meno…
Ci
vuole un buon allenamento insieme con un ottimo senso dell’orientamento per
andare su e giù dai caruggi. Se poi cammini dopo mezzogiorno, sprofondi senza
possibilità di scampo negli effluvi lancinanti delle tante cucine etniche preparate
da una moltitudine di quasi 60.000 immigrati (più del dieci percento di tutta
la popolazione della città) ispanici, orientali, africani ed asiatici con le loro
spezie variatissime ed odorosissime. Ciò che stupisce è anche la miriade di negozietti
di pochi metri quadrati ciascuno con accatastata della merce molto improbabile
in vendita.
Con quella faccia un po' così quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova (Genova
per noi di Paolo Conte).
>>>sulla serata del 22 novembre: Quella sera a casa di Michele, nell’elegante
piazzetta San Carlo sulla via Balbi, per l’ultima riunione del Socialab c’erano
molte delle persone che avevano lavorato nel film. Abbiamo festeggiato il suo
compleanno con lasagne, panettone e prosecco ed abbiamo ricordato JFK in un
terso venerdì mattina a Dallas cinquanta anni fa… Io dico che, fra tutti,
avremmo potuto fare
uno sforzo per ricordarci anche che il 24 novembre 1991 ci aveva lasciato un certo Farrokh Bulsara, nato a Zanzibar, il figlio d’indiani di etnia parsi immigrati in Inghilterra che sarebbe diventato il grande, grandissimo e maestosamente bello FREDDIE MERCURY, malgrado i denti. Nell’ultimo brano che incise, già nello stadio finale della malattia ma con la voce ancora vigorosa, cantava The show must go on / inside my heart is breaking / my make-up may be flaking / but my smile still stays on, una canzone struggente e disperata su una melodia dolcissima, quasi una nenia.
uno sforzo per ricordarci anche che il 24 novembre 1991 ci aveva lasciato un certo Farrokh Bulsara, nato a Zanzibar, il figlio d’indiani di etnia parsi immigrati in Inghilterra che sarebbe diventato il grande, grandissimo e maestosamente bello FREDDIE MERCURY, malgrado i denti. Nell’ultimo brano che incise, già nello stadio finale della malattia ma con la voce ancora vigorosa, cantava The show must go on / inside my heart is breaking / my make-up may be flaking / but my smile still stays on, una canzone struggente e disperata su una melodia dolcissima, quasi una nenia.
>>>sul film in generale e sul personaggio cult
di Sara in particolare: “Dopo reiterate
insistenze mi è stato concesso di vedere un pre-montaggio del film di 90’ e
questo è ciò che ne penso. Capozzi ha fatto un buon lavoro dosando e miscelando
abilmente l’inventum, ossia i contenuti attinenti al documentario con quelli
tipici della fiction. Infatti vi sono differenti momenti e chiavi di lettura
nel film: si comincia con semplici interviste a persone locali intercalate con
delle storie che si evolvono in scoperte, riscoperte ed episodi onirici di
grande suggestione che avvolgono lo spettatore nella voluttà di un conundrum
senza fine, un tuffo nella quarta dimensione. Vi sono alcune altre sfumature da
cogliere: una è che si racconta di Genova come di una bella donna che si offre mollemente
distesa nell’anfiteatro del golfo dove il suo grembo è il Porto Antico, l’ombelico
è il Centro Storico ed i seni sono le colline intorno; un’altra è una sorta di
“gemellaggio” - un continuo andirivieni fra Genova e New York, entrambe città-porto
che sorgono quasi una di fronte all’altra e, a pensarci bene, sono bagnate
dalle stesse acque. Infine, velata e trasparente ma innegabile, la corrispondenza
fra le nobildonne dei palazzi ritratte dai grandi pittori fiamminghi del
Seicento con le prostitute che oggi, come allora, popolano i caruggi.
Insomma,
Bollezzumme è sicuramente una storia di donne e poco importa se alcune di
queste lo sono diventate avanti nella loro vita. L’epitome della vicenda è nel
personaggio di Sara che è al centro di una delle scene più belle del film
ottenuta con un lungo e bellissimo piano-sequenza. Sono convinto che Sara, con
la sua forza, il suo carattere, la sua bellezza ed un’intrinseca bravura
interpretativa diventerà, come si ama dire oggi, un “cult”. A proposito: sapete
già tutti che il termine Bollezzumme indica il ribollio del mare verso riva,
quando tira il vento di scirocco dal pesante alito caldo e umido che i genovesi
chiamano “macaia” e fa diventare matti? Lo dice anche Paolo Conte: Macaia,
scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia.


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