lunedì 2 dicembre 2013

CITTA' DELLE DONNE / ControCanto

22 NOVEMBRE

di Michele Capozzi

La sera di venerdì 22 novembre era fredda e piovosa a Genova, quasi che gli angeli o gli dei
Il maestro
del cielo piangessero per le varie celebrazioni nell'ultima riunione del Socialab: la fine delle riprese e del pre-montaggio di Bollezzumme, la mia prossima partenza verso Londra, New York e Los Angeles, il mio 67esimo compleanno ed il ricordo di JFK. Mezzo secolo fa avevo diciassette anni, abitavo a Genova e nella mia stanza avevo appeso sul muro un grande poster in bianco e nero con il presidente Kennedy che sorrideva. Ricordo perfettamente quel venerdì pomeriggio quando la radio italiana comunicò il suo assassinio in Texas: una vicenda molto controversa sulla quale non si è voluto fare ancora piena luce.

Questo clima autunnale, quindi, era ideale per riunirsi con un fantastico gruppo di amici e collaboratori che hanno gustato gli ottimi piatti sfornati dal cuoco Sergio del bar La Cabala di via Balbi e bevuto fiumi di prosecco, vino e champagne portato dai generosi ospiti. Tutti i presenti si sono resi conto che questa non era la fine di Bollezzumme, anzi era il principio. Bollezzumme è ben presente, è uno state of mind, una filosofia, un modo di affrontare la vita: il mio film è lo strumento per portare la parola ed il concetto all’attenzione del mondo.

Mi sto preparando ad un viaggio che toccherà Londra, New York e Los Angeles dove voglio fare l'ultimo montaggio e tutta la post-produzione. In questi luoghi dovrò anche sviluppare alcuni validi contatti per la promozione e la vendita ma devo essere riservato quindi non posso anticipare niente. Tuttavia le reazioni ai trailers ed al poco che ho fatto finora vedere sono ottime. Da sempre ho voluto finire il progetto e venderlo negli Stati Uniti ed è quello che sto facendo.

Grazie di cuore ai collaboratori che hanno speso tempo ed energia, a quelli che sono finiti davanti alla videocamera, a quelli che avranno pochi secondi nel montaggio finale, a tutti gli amici vecchi e nuovi che hanno appoggiato il progetto con un fantastico e contagioso entusiasmo.

VIVA BOLLEZZUMME!




Il maestro attorniato da alcuni collaboratori: Francesca Abbadessa, Daniela De Blasio, Gioacchino Turdo



I tre "script -shrink" con il maestro: Paolo Cecchi, Guido Giovannini Torelli, Alberto Borriero



Il ControCanto di Tony
N.B.: il controcanto è la melodia secondaria che si sovrappone o si sottopone a quella principale (dal dizionario Garzanti).


La Città delle Donne
Tony Gecofrog, il ficcanaso


Tony è un carissimo amico il quale, non appena gli abbiamo parlato di Bollezzumme, da quell’indiscreto ficcanaso e bastian contrario che è, ha subito voluto intrufolarsi nel progetto vantando i suoi stratosferici livelli culturali ed intellettivi. Per togliercelo di torno gli abbiamo concesso di esprimere una tantum le sue spocchiose opinioni e questo è quanto da lui enunciato>>>

>>>sulla città: Ebbene sì! Come dice Capozzi, Genova è veramente la città dove è bello arrivare e bellissimo ripartire ed io aggiungo: quando piove o tira vento può essere peggio di Trieste con la bora o di Venezia con l’acqua alta. Ma qui c’è un altro problema ed è che la città si sviluppa in verticale nel senso che, partendo dal mare, s’inerpica in estenuanti saliscendi fin sopra le colline che le fanno da corona. Genova è comunque affascinante come una donna bella e misteriosa e, come tale, si trasforma continuamente. Ho notato che gli splendidi palazzi aristocratici sulla Via Garibaldi sorgono a pochi metri di distanza dai caruggi, il dedalo di vicoli e piazzette che scende verso il mare. Qualcuno mi ha poi spiegato che i signori dei palazzi facevano vivere nelle casette dei caruggi i loro servitori, evidentemente perché lì lo spazio costava meno…

Ci vuole un buon allenamento insieme con un ottimo senso dell’orientamento per andare su e giù dai caruggi. Se poi cammini dopo mezzogiorno, sprofondi senza possibilità di scampo negli effluvi lancinanti delle tante cucine etniche preparate da una moltitudine di quasi 60.000 immigrati (più del dieci percento di tutta la popolazione della città) ispanici, orientali, africani ed asiatici con le loro spezie variatissime ed odorosissime. Ciò che stupisce è anche la miriade di negozietti di pochi metri quadrati ciascuno con accatastata della merce molto improbabile in vendita.

Con quella faccia un po' così quell'espressione un po' così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova (Genova per noi di Paolo Conte).

>>>sulla serata del 22 novembre: Quella sera a casa di Michele, nell’elegante piazzetta San Carlo sulla via Balbi, per l’ultima riunione del Socialab c’erano molte delle persone che avevano lavorato nel film. Abbiamo festeggiato il suo compleanno con lasagne, panettone e prosecco ed abbiamo ricordato JFK in un terso venerdì mattina a Dallas cinquanta anni fa… Io dico che, fra tutti, avremmo potuto fare
uno sforzo per ricordarci anche che il 24 novembre 1991 ci aveva lasciato un certo Farrokh Bulsara, nato a Zanzibar, il figlio d’indiani di etnia parsi immigrati in Inghilterra che sarebbe diventato il grande, grandissimo e maestosamente bello FREDDIE MERCURY, malgrado i denti. Nell’ultimo brano che incise, già nello stadio finale della malattia ma con la voce ancora vigorosa, cantava The show must go on / inside my heart is breaking / my make-up may be flaking / but my smile still stays on, una canzone struggente e disperata su una melodia dolcissima, quasi una nenia.

>>>sul film in generale e sul personaggio cult di Sara in particolare: “Dopo reiterate insistenze mi è stato concesso di vedere un pre-montaggio del film di 90’ e questo è ciò che ne penso. Capozzi ha fatto un buon lavoro dosando e miscelando abilmente l’inventum, ossia i contenuti attinenti al documentario con quelli tipici della fiction. Infatti vi sono differenti momenti e chiavi di lettura nel film: si comincia con semplici interviste a persone locali intercalate con delle storie che si evolvono in scoperte, riscoperte ed episodi onirici di grande suggestione che avvolgono lo spettatore nella voluttà di un conundrum senza fine, un tuffo nella quarta dimensione. Vi sono alcune altre sfumature da cogliere: una è che si racconta di Genova come di una bella donna che si offre mollemente distesa nell’anfiteatro del golfo dove il suo grembo è il Porto Antico, l’ombelico è il Centro Storico ed i seni sono le colline intorno; un’altra è una sorta di “gemellaggio” - un continuo andirivieni fra Genova e New York, entrambe città-porto che sorgono quasi una di fronte all’altra e, a pensarci bene, sono bagnate dalle stesse acque. Infine, velata e trasparente ma innegabile, la corrispondenza fra le nobildonne dei palazzi ritratte dai grandi pittori fiamminghi del Seicento con le prostitute che oggi, come allora, popolano i caruggi.

Insomma, Bollezzumme è sicuramente una storia di donne e poco importa se alcune di queste lo sono diventate avanti nella loro vita. L’epitome della vicenda è nel personaggio di Sara che è al centro di una delle scene più belle del film ottenuta con un lungo e bellissimo piano-sequenza. Sono convinto che Sara, con la sua forza, il suo carattere, la sua bellezza ed un’intrinseca bravura interpretativa diventerà, come si ama dire oggi, un “cult”. A proposito: sapete già tutti che il termine Bollezzumme indica il ribollio del mare verso riva, quando tira il vento di scirocco dal pesante alito caldo e umido che i genovesi chiamano “macaia” e fa diventare matti? Lo dice anche Paolo Conte: Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia. 

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